📅 29 agosto 2026
📚 CREDI AI SUOI PROFETI
📖 Lettura biblica quotidiana: 🎵 Salmo 22
✝️ Dio mio, perché mi hai abbandonato?
✨ Dalla sofferenza più profonda alla vittoria – il salmo che preannuncia Cristo
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🌅 Introduzione
Il Salmo 22 è uno dei salmi messianici più impressionanti della Bibbia. Davide descrive un’esperienza di estremo abbandono, scherno e sofferenza fisica. Le sue parole, tuttavia, vanno ben oltre la sua vicenda personale. Secoli dopo, diverse affermazioni di questo salmo ricompaiono nei racconti della crocifissione di Gesù. Gesù stesso pronuncia sulla croce le parole iniziali: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Il salmo, però, non si ferma alla sofferenza e alla morte. Il suo percorso conduce dal lamento alla fiducia, dall’umiliazione alla lode e infine a una speranza universale: persone provenienti da tutti i popoli si rivolgeranno al Signore.
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🔍 Commento
Il salmo comincia con un grido sconvolgente: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Davide attraversa un’oscurità nella quale la presenza di Dio sembra non essere più percepibile. Grida giorno e notte, ma inizialmente la risposta tanto desiderata non arriva. Nonostante questo, continua a dire: «Dio mio». Persino in mezzo alla sensazione di abbandono, rimane aggrappato alla propria relazione con Dio.
Davide ricorda poi la storia del suo popolo. I padri confidarono in Dio, gridarono a lui e furono salvati. Inizialmente questo ricordo rende ancora più acuto il suo dolore: gli altri hanno ricevuto aiuto, perché ora esso sembra tanto lontano? Allo stesso tempo, proprio il ricordo della fedeltà manifestata da Dio nel passato diventa una ragione per non arrendersi nell’oscurità presente.
Davide descrive quindi la sua profonda umiliazione. Non si sente più un uomo, ma un «verme», deriso e disprezzato. Le persone scuotono il capo e scherniscono la sua fiducia in Dio. Particolarmente significativo è il loro scherno: ha confidato nel Signore; dunque Dio lo salvi, se davvero si compiace di lui.
Questi stessi pensieri ricompaiono più tardi nel racconto della crocifissione di Gesù. I Vangeli riferiscono che le persone deridevano Gesù e affermavano, in sostanza, che Dio avrebbe dovuto salvarlo, se egli fosse stato veramente il Figlio di Dio. Il Salmo 22 acquista così una profondità profetica che va ben oltre l’esperienza personale di Davide.
Nonostante gli scherni, Davide ricorda che Dio lo ha sostenuto fin dall’inizio della sua vita. Fin dal grembo materno egli è stato affidato a lui. Per questo supplica: «Non allontanarti da me, perché l’angoscia è vicina e non c’è nessuno che mi aiuti». La sua situazione sembra umanamente senza speranza e, proprio per questa ragione, egli cerca la vicinanza di Dio.
Le immagini della sofferenza diventano ora sempre più intense. Animali possenti lo circondano, le sue forze si dissolvono, il suo cuore diventa come cera, la sua gola è inaridita ed egli si trova vicino alla morte. Il linguaggio descrive una persona le cui forze fisiche e interiori sono quasi completamente esaurite.
Particolarmente significative sono le affermazioni riguardanti le mani e i piedi, come pure la spartizione delle vesti: «Si spartiscono fra loro le mie vesti e tirano a sorte la mia tunica». I Vangeli raccontano espressamente che, durante la crocifissione di Gesù, i soldati si divisero le sue vesti e tirarono a sorte la sua tunica.
Il Salmo 22 diventa così uno dei testi più importanti dell’Antico Testamento per comprendere le sofferenze di Cristo. Secoli prima del Golgota, esso contiene immagini e parole che trovano un’impressionante corrispondenza negli avvenimenti della crocifissione.
Il salmo, però, non termina nelle tenebre. Dopo la disperata richiesta di liberazione, il tono cambia improvvisamente. Davide dichiara che Dio lo ha ascoltato. Il grido del sofferente si trasforma nella testimonianza di colui che è stato salvato.
Ora egli desidera annunciare il nome di Dio ai suoi fratelli e lodare il Signore nell’assemblea. La liberazione personale conduce all’adorazione pubblica. Ciò che Dio ha compiuto per una singola persona deve infondere coraggio anche agli altri.
Particolarmente importante è l’affermazione secondo cui Dio non disprezza la sofferenza dell’afflitto e non gli nasconde definitivamente il proprio volto. All’inizio del salmo, colui che prega si sente abbandonato; ora riconosce che Dio ha comunque ascoltato il suo grido d’aiuto.
La prospettiva si amplia poi in modo sorprendente. Non soltanto Israele, ma «tutte le estremità della terra» si convertiranno al Signore. Tutte le famiglie delle nazioni adoreranno davanti a lui. Dalla sofferenza di una singola persona nasce una speranza per il mondo intero.
Qui la dimensione messianica del salmo diventa particolarmente evidente. La sofferenza di Cristo sulla croce non rimane un avvenimento isolato. Attraverso la sua morte e la sua risurrezione, il messaggio della salvezza viene annunciato a tutti i popoli.
Il salmo rivolge lo sguardo persino alle generazioni future. Persone che non sono ancora nate udranno parlare della giustizia di Dio. L’opera salvifica compiuta da Dio dovrà essere raccontata di generazione in generazione.
Il Salmo 22 segue così un percorso straordinario: comincia con «Perché mi hai abbandonato?» e termina con l’annuncio di ciò che Dio ha compiuto. Le tenebre non hanno l’ultima parola. La sofferenza conduce alla vittoria, l’abbandono alla lode e l’apparente sconfitta a un messaggio che raggiunge tutti i popoli.
Per i cristiani, Gesù Cristo si trova al centro di questo salmo. Sulla croce egli prese su di sé le conseguenze del peccato e attraversò una profondità di sofferenza che possiamo comprendere soltanto in minima parte. Il Golgota, però, non fu la fine. La risurrezione conferma la vittoria, e il messaggio del Cristo crocifisso e risorto viene portato fino alle estremità della terra.
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📌 Riassunto
Il Salmo 22 comincia con il grido disperato di un uomo sofferente che si sente abbandonato da Dio. Lo scherno, il tormento fisico e la vicinanza della morte caratterizzano la prima parte. Diversi particolari trovano successivamente impressionanti corrispondenze nella crocifissione di Gesù, motivo per cui il Salmo 22 appartiene ai salmi messianici più importanti. Tuttavia, il salmo non termina nella sofferenza: Dio ascolta il grido d’aiuto, nasce la lode e infine la speranza si estende a tutti i popoli e alle generazioni future.
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💡 Messaggio per noi oggi
Possono esserci momenti nei quali Dio sembra lontano e le nostre preghiere paiono rimanere senza risposta. Il Salmo 22 mostra che possiamo esprimere davanti a Dio anche il nostro lamento più profondo. La sensazione di essere abbandonati non significa che Dio abbia smesso di agire. Sulla croce Gesù stesso attraversò una sofferenza inimmaginabile e mostrò fin dove l’amore di Dio è disposto a spingersi per salvare gli esseri umani perduti. Per questo possiamo rimanere aggrappati a Cristo anche nelle ore più oscure: la croce dimostra che la sofferenza non ha l’ultima parola, mentre la risurrezione conferma che la salvezza di Dio è più forte del peccato, della disperazione e della morte.
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💭 Spunto di riflessione
Riesco a rimanere aggrappato a Dio e a continuare a dire «Dio mio» anche quando non percepisco la sua vicinanza e non riesco ancora a comprendere come egli proseguirà la mia storia?
