🤩 Storie bibliche per meravigliarsi
Dove i miracoli di Dio diventano grandi – per bambini piccoli e grandi
🦌 Giobbe capitolo 39 – Dio mostra a Giobbe gli animali selvatici
🦅 Quando gli animali raccontano la sapienza di Dio
🌅 Introduzione
Nel capitolo precedente Dio aveva risposto a Giobbe dalla tempesta. Dopo le molte parole degli amici, dopo i lamenti di Giobbe e dopo i lunghi discorsi di Eliu, ora parlava il Signore stesso. Dio, però, non spiegò subito a Giobbe ogni mistero della sua sofferenza. Prima lo condusse allo stupore.
Dio domandò a Giobbe della fondazione della terra, dei confini del mare, del mattino, delle profondità marine, della luce e delle tenebre, della neve, della grandine, della pioggia, del vento, delle stelle, delle nuvole, dei fulmini, dei leoni e dei corvi. Giobbe doveva riconoscere che il mondo è pieno di meraviglie che l’essere umano non può creare né dominare.
Ora la risposta di Dio continua. Ma Dio non parla soltanto del cielo, del mare e del tempo atmosferico. Dirige lo sguardo di Giobbe verso il mondo animale. Gli domanda di animali liberi, selvatici, forti, veloci, misteriosi o pericolosi. Dio parla degli stambecchi e delle cerve, dell’asino selvatico, del bue selvatico, dello struzzo, del cavallo, del falco e dell’aquila.
Questi animali non vivono tutti vicino agli esseri umani. Alcuni abitano sulle montagne, altri nel deserto, alcuni corrono attraverso vaste pianure e altri si innalzano nell’aria. Molti di loro non possono essere controllati facilmente dall’uomo. Eppure non si trovano al di fuori della conoscenza di Dio.
Questo capitolo mostra che Dio conosce i tempi della nascita degli animali, le loro vie, la loro forza, la loro libertà, il loro coraggio e i loro limiti. Ciò che l’uomo non può dirigere rimane comunque nelle mani di Dio. Gli animali selvatici diventano testimoni viventi della sapienza divina.
📖 La storia biblica
🦌 Dio domanda degli stambecchi
Dio comincia con una domanda proveniente dal mondo delle montagne. Domanda a Giobbe se conosca il tempo in cui gli stambecchi partoriscono. Questi animali vivono in luoghi difficilmente accessibili, sulle rocce, sulle alture e lungo sentieri ripidi.
Gli uomini possono talvolta vedere uno stambecco da lontano. Ma chi conosce esattamente il momento nascosto in cui nasce un piccolo? Chi veglia su questi silenziosi istanti tra le montagne?
Giobbe non può dire: Io sono là, conosco ogni nascita e conto ogni nuovo respiro. Dio, invece, conosce tutto questo. Nessuna roccia è troppo alta, nessuna gola troppo nascosta e nessun animale troppo piccolo per il suo sguardo.
Per i cuori piccoli e grandi questo è consolante. Dio non vede soltanto le cose grandi che gli uomini ammirano. Vede anche le meraviglie silenziose che nessuno nota. Persino un piccolo animale tra le montagne non è dimenticato davanti a Lui.
🕰️ Dio conosce il tempo delle cerve
Dio domanda poi se Giobbe possa osservare il tempo in cui le cerve partoriscono. Giobbe sa forse quando si accovacciano, quando mettono al mondo i loro piccoli e quando terminano i dolori del parto?
Queste domande sono delicate e profonde. La nascita è un momento misterioso. Comincia una nuova vita, eppure gran parte di ciò avviene nel segreto. Gli animali non hanno bisogno di un uomo che spieghi loro ogni cosa. Dio ha donato loro vie, istinti e tempi.
Una cerva non mette al mondo il proprio piccolo per ordine di Giobbe. Non ha bisogno di un orologio umano, di un calendario umano o di un progetto umano. Dio ha ordinato il suo tempo.
Giobbe deve riconoscere che nella creazione avvengono innumerevoli meraviglie che l’uomo non dirige. Dio, invece, le conosce tutte. La sua sapienza raggiunge persino i momenti nascosti della vita.
🌱 I piccoli animali crescono e percorrono la loro strada
Dio descrive come i piccoli animali diventino forti, crescano e se ne vadano. Non ritornano come se dovessero rimanere sempre sotto la protezione degli uomini. Entrano nella vita che Dio ha dato loro.
È una meravigliosa immagine della crescita. Un piccolo animale comincia debole e ha bisogno di protezione e di tempo. Poi diventa più forte. Si alza, cammina, salta e percorre la propria strada.
I bambini possono immaginare un giovane cerbiatto che all’inizio si regge insicuro sulle sue sottili zampe. Poi impara a camminare, a saltare e a seguire la madre. In seguito diventa più indipendente.
Dio mostra a Giobbe: Io mi prendo cura di una vita che tu quasi non vedi. Accompagno una crescita che tu non controlli. La mia cura è più grande dell’attenzione umana.
🏜️ Chi ha dato all’asino selvatico la sua libertà?
Dio parla poi dell’asino selvatico e domanda: Chi ha lasciato correre libero l’asino selvatico? Chi ha sciolto i suoi legami? Questo animale non vive come un asino addomesticato nella stalla. Ama la libertà della steppa e del deserto.
L’asino selvatico non appartiene all’uomo. Non porta pesi per lui e non attende i suoi ordini. Corre attraverso paesaggi vasti e solitari e vi cerca il proprio sostentamento.
Per Giobbe questa è un’immagine potente. Gli esseri umani desiderano spesso ordinare e controllare le cose. Ma Dio ha creato anche creature che si sottraggono al controllo umano.
La libertà dell’asino selvatico non è un errore. Fa parte della creazione di Dio. Il Signore non si compiace soltanto degli animali addomesticati che vivono accanto agli uomini, ma anche degli animali selvatici che abitano in vaste solitudini.
🌵 Il deserto è la sua casa
Dio dice di aver dato all’asino selvatico la steppa come casa e il deserto salato come dimora. Ciò che per gli uomini appare arido, solitario e difficile è per questo animale un ambiente adatto alla vita.
L’asino selvatico ride del rumore della città. Non ascolta le grida di chi vorrebbe guidarlo. Cerca i monti come pascolo e va alla ricerca di ogni pianta verde.
Questo mostra la varietà di Dio. Non ogni creatura vive in un luogo morbido, sicuro e confortevole. Alcuni animali sono stati creati per paesaggi aspri. Trovano cibo e libertà là dove gli uomini difficilmente vorrebbero abitare.
Per i cuori piccoli e grandi è sorprendente: Dio non ha creato soltanto i giardini, ma anche i deserti. Non soltanto gli animali domestici, ma anche quelli selvatici. Non soltanto la vicinanza, ma anche l’immensità.
🐂 Il bue selvatico è disposto a servirti?
Ora Dio domanda del bue selvatico. È forte, potente e indomabile. Dio domanda a Giobbe se questo animale sarebbe disposto a servirlo o a passare la notte presso la sua mangiatoia.
Un bovino domestico può essere aggiogato, guidato e utilizzato per il lavoro. Il bue selvatico, invece, non può essere trattato semplicemente come un animale da lavoro ubbidiente. La sua forza non si trova sotto il comando di Giobbe.
Giobbe non può semplicemente condurlo nella stalla e dire: Ora lavorerai per me. La forza di questo animale rimane libera dal controllo umano.
Dio mostra così che nella sua creazione esiste una potenza che l’uomo non può utilizzare secondo il proprio desiderio. Può ammirarla, ma non dominarla.
🪢 Può Giobbe aggiogare il bue selvatico all’aratro?
Dio domanda ancora se Giobbe possa legare il bue selvatico con una corda al solco. Arerà forse le valli seguendo Giobbe? Giobbe si fiderà di lui soltanto perché la sua forza è tanto grande?
Sembra quasi una piccola prova. Un animale può essere forte, ma la forza da sola non significa che sia utile all’uomo. Se non può essere guidato, la sua potenza non può essere impiegata semplicemente per i progetti umani.
Ai bambini si può dire: Un animale molto forte non è automaticamente un buon aiutante. Se non ubbidisce, non gli si può affidare un lavoro che deve essere svolto in modo ordinato.
Dio ricorda a Giobbe che non può utilizzare le forze della creazione secondo il proprio desiderio. Il Signore, invece, conosce ogni animale e il posto che gli appartiene.
🌾 Può Giobbe affidargli il proprio raccolto?
Dio domanda se Giobbe affiderebbe al bue selvatico il proprio raccolto. Si aspetterebbe forse che questo animale forte raccogliesse il grano e lo portasse sull’aia?
Naturalmente no. Il bue selvatico è forte, ma non ubbidiente come un animale da lavoro addomesticato. La sua potenza è impressionante, ma non si trova al servizio dei campi di Giobbe.
Ciò mostra una differenza importante: non tutto ciò che è forte è a disposizione dell’uomo. Non tutto ciò che è potente esiste per soddisfare i desideri umani.
La creazione non appartiene all’uomo come una cassetta degli attrezzi. Appartiene a Dio. L’essere umano può utilizzarla e custodirla, ma non è il signore di ogni cosa.
🪶 Lo struzzo distende le sue ali
Dio rivolge ora lo sguardo di Giobbe verso un animale particolare: lo struzzo. Le sue ali si agitano allegramente, eppure non vola come la cicogna o il falco. È costruito in modo diverso, guidato diversamente e meraviglioso in un altro modo.
Lo struzzo è un animale pieno di enigmi. Ha le ali, ma non vola alto nel cielo. In compenso può correre velocemente sul terreno. Appare allo stesso tempo impacciato e sorprendente.
Ai bambini si può dire: Non tutti gli animali usano le ali nello stesso modo. Un uccello può volare in alto, mentre lo struzzo corre con una velocità straordinaria. Dio ha creato ogni animale in modo speciale.
Dio mostra a Giobbe che la sua creazione non corrisponde sempre alle aspettative umane. È piena di sorprese.
🥚 Lo struzzo depone le uova nella polvere
Dio descrive lo struzzo che lascia le proprie uova sulla terra e permette che si riscaldino nella sabbia. Non pensa al fatto che un piede potrebbe calpestarle o che un animale selvatico potrebbe romperle.
Agli occhi umani questo sembra strano e imprudente. Una persona potrebbe domandare: Perché non protegge meglio le proprie uova? Perché non costruisce un nido sicuro come gli altri uccelli?
Dio ne parla per mostrare che anche in queste caratteristiche insolite la creazione rimane nelle sue mani. Non tutto corrisponde all’idea umana di saggezza.
Giobbe deve riconoscere che il mondo non è formato soltanto da realtà che egli comprende immediatamente. Alcuni animali sembrano contraddittori e, tuttavia, appartengono alla sapiente creazione di Dio.
🤔 Un animale privo della saggezza umana
Dio dice che lo struzzo appare duro verso i propri piccoli, come se non fossero suoi. Non se ne prende cura nel modo in cui gli uomini si aspetterebbero. Dio dice anche di non avergli dato sapienza né una parte d’intelligenza.
Queste parole appaiono insolite. Lo struzzo non viene presentato come un’immagine di particolare premura, ma come un esempio della diversità degli animali. Alcuni possiedono istinti sorprendenti, mentre altri sembrano imprudenti in determinati aspetti.
Anche questo, però, appartiene alla creazione di Dio. Il Signore non crea tutti gli animali nello stesso modo. Ciascuno ha il proprio posto, la propria natura e i propri limiti.
Per i cuori piccoli e grandi questa è una lezione: non dobbiamo comprendere immediatamente ogni cosa per riconoscere che Dio è più grande. La creazione è molto più varia di quanto il nostro pensiero l’avrebbe progettata.
🏃 Quando corre, lo struzzo ride del cavallo e del cavaliere
Dio mostra poi l’altro lato dello struzzo. Quando si alza e comincia a correre, ride del cavallo e del cavaliere. Può raggiungere una velocità sorprendente.
Ciò che poco prima appariva strano diventa improvvisamente meraviglioso. Lo struzzo non vola come gli altri uccelli, ma corre con grande forza. La sua capacità non si trova là dove gli uomini l’avrebbero cercata per prima.
È una bella lezione. A volte gli esseri umani giudicano troppo rapidamente. Vedono ciò che qualcuno non sa fare e trascurano ciò che Dio gli ha donato.
Lo struzzo ci ricorda che Dio distribuisce i doni in modi differenti. Non ogni creatura è stata fatta per lo stesso compito. Ma ciascuna rivela a modo proprio qualcosa della creatività di Dio.
🐎 Chi ha dato al cavallo la sua forza?
Ora Dio parla del cavallo. Domanda a Giobbe se sia stato lui a donargli la forza e a rivestire il suo collo con una criniera ondeggiante. Il cavallo appare pieno di forza, bellezza e movimento.
Un cavallo forte può correre velocemente, saltare, portare pesi e trainare. La sua criniera ondeggia, i suoi muscoli lavorano e il suo corpo sembra creato per il movimento.
Per i cuori piccoli e grandi il cavallo è spesso un animale impressionante. Può apparire dolce, ma anche pieno di energia. Quando galoppa, si percepiscono la forza e la libertà.
Dio domanda a Giobbe: Sei stato tu a fare tutto questo? Hai formato tu questa forza? Giobbe deve riconoscere che quella bellezza e quella potenza provengono dalla mano creatrice di Dio.
🦗 Il cavallo salta come una locusta
Dio domanda se Giobbe faccia saltare il cavallo come una locusta. Il suo sbuffare incute timore. Scalpita nella valle, si rallegra della propria forza e avanza incontro alle armi.
Il cavallo non viene qui descritto come un animale tranquillo in un prato, ma come un cavallo da guerra. È coraggioso, impetuoso e pieno di energia. Non indietreggia davanti al pericolo.
Si può immaginare il terreno che trema sotto i suoi zoccoli. Il cavallo percepisce la battaglia, ascolta il rumore e si slancia in avanti. È un’immagine di coraggio e forza.
Giobbe non ha donato a questo animale il suo coraggio. Non ha posto quel fuoco nel suo cuore. Soltanto Dio lo ha creato in questo modo.
⚔️ Il cavallo non teme la battaglia
Dio descrive il cavallo che ride della paura. Non si spaventa e non indietreggia davanti alla spada. La faretra, la lancia e il giavellotto risuonano, ma il cavallo continua ad avanzare.
L’immagine è potente. L’uomo può utilizzare un cavallo in battaglia, ma non ne ha creato la forza interiore. Il coraggio del cavallo fa parte del mistero della creazione divina.
Ai bambini si può dire: Un cavallo può talvolta essere timoroso, ma il cavallo da guerra descritto qui è pieno di ardore. Sente il richiamo della battaglia e si lancia in avanti.
Dio mostra a Giobbe che anche il coraggio, la forza e il movimento degli animali sono meraviglie che egli non ha creato. Può osservarle, ma non produrle.
🎺 Il cavallo ode la tromba
Dio dice che, al suono della tromba, il cavallo nitrisce e percepisce da lontano la battaglia. Ode le voci dei comandanti e il grido di guerra.
Il cavallo viene presentato come un animale che si trova nel proprio elemento. Là dove l’uomo potrebbe tremare, il cavallo si spinge in avanti. La sua natura è piena di forza e prontezza.
Queste immagini possono sembrare estranee ai lettori moderni, perché la guerra è triste e distruttiva. Tuttavia, Dio non sta mostrando gioia per la sofferenza, ma la sorprendente forza di un animale che l’uomo non ha creato.
Giobbe non deve pensare anzitutto alla battaglia, ma alla meraviglia della creazione: chi ha dato a questo animale una simile forza, un tale ardore e tanto coraggio? Dio solo.
🦅 Il falco vola grazie alla sapienza di Giobbe?
Dio domanda poi del falco. Vola forse il falco grazie alla sapienza di Giobbe? Spiega le sue ali verso sud perché Giobbe glielo comanda?
Il falco è veloce, attento ed elegante. Scivola nell’aria, sfrutta le correnti e vede dall’alto ciò che accade sul terreno.
Gli esseri umani possono ammirare il volo del falco, ma non gli hanno donato l’arte di volare. Non hanno progettato le sue ali né posto nel suo cuore le vie che deve seguire.
Per i cuori piccoli e grandi questo è un pensiero meraviglioso: gli uccelli non volano perché gli uomini lo hanno insegnato loro. Dio ha donato loro ciò di cui hanno bisogno per attraversare il cielo.
🏔️ L’aquila si innalza al tuo comando?
Dio domanda ancora se l’aquila si innalzi per ordine di Giobbe e costruisca il proprio nido in alto. L’aquila vive sulle alture, lontano dal controllo umano.
Costruisce il proprio nido sulle rocce e sulle alte pareti montuose. Da là osserva un vasto territorio. I suoi occhi vedono la preda da grande distanza. Le sue ali la portano ad altezze che gli uomini non possono raggiungere.
Giobbe non può ordinare all’aquila dove debba abitare. Non può mandarla in alto con le proprie parole. L’aquila non segue il progetto di Giobbe, ma l’ordine che Dio le ha dato.
Dio mostra così che anche gli animali maestosi del cielo sono sue creature. Vivono liberi, ma non senza Dio. Sono selvatici, ma non al di fuori della sua sapienza.
👁️ L’aquila vede da lontano
Dio descrive l’aquila che abita sulla roccia e da là cerca la propria preda. I suoi occhi guardano lontano. Là dove gli uomini riescono appena a distinguere qualcosa, essa vede con precisione.
È sorprendente. Dio ha donato a ogni animale capacità particolari. L’aquila possiede occhi acuti, ali forti e un posto sulle alture.
Ai bambini si può dire: Quando dal suolo riesci a vedere ben poco, l’aquila dall’alto può osservare molto più lontano. Dio l’ha creata in questo modo.
Attraverso queste domande Giobbe viene ricordato che la sapienza divina non è visibile soltanto nelle grandi stelle o nei mari, ma anche negli occhi di un uccello.
🪹 Anche i piccoli dell’aquila vivono secondo l’ordine di Dio
Dio parla dei piccoli dell’aquila che bevono il sangue e si trovano là dove vi sono animali uccisi. È un’immagine dura e difficile, ma mostra la realtà della natura selvaggia.
Non tutto nel mondo animale appare dolce e amichevole agli esseri umani. Esistono predatori e prede, forza e pericolo, vita e morte. La creazione è bella, ma anche capace di suscitare profondo rispetto.
Dio mostra a Giobbe un mondo molto più grande dell’idea umana di comodità. In questo mondo anche gli animali selvatici possiedono il proprio posto. Dio li conosce tutti.
Giobbe non può dirigere ogni movimento di questi animali. Non può spiegare perché ogni creatura sia esattamente com’è. Ma Dio lo sa.
🌟 Gli animali selvatici mostrano la sapienza di Dio
Alla fine di questo capitolo Giobbe rimane davanti a un intero mondo pieno di animali. Stambecchi, cerve, asini selvatici, buoi selvatici, struzzi, cavalli, falchi e aquile passano davanti al suo sguardo interiore.
Ogni animale racconta qualcosa di diverso. Lo stambecco parla della cura nascosta tra le montagne. La cerva racconta della conoscenza divina dei tempi della nascita. L’asino selvatico mostra la libertà. Il bue selvatico rivela una forza indomabile. Lo struzzo mostra una natura sorprendente. Il cavallo mostra il coraggio. Il falco e l’aquila mostrano l’altezza, la vista e il movimento.
Dio non sta dicendo: Giobbe, la tua sofferenza non è importante. Sta piuttosto dicendo: Giobbe, tu vivi in una creazione molto più grande, profonda e misteriosa di quanto tu possa comprendere. Se non puoi dirigere neppure questi animali, confida nel fatto che la mia sapienza raggiunge anche ciò che non riesci a comprendere.
Per i cuori piccoli e grandi è un invito allo stupore. Ogni animale creato da Dio può ricordarci che il Creatore vede più lontano, conosce più profondamente e provvede molto più di quanto gli uomini possano immaginare.
🌅 Ciò che questo capitolo mostra
Questo capitolo mostra che Dio conosce gli animali selvatici e si prende cura di loro. Conosce i tempi della nascita degli stambecchi e delle cerve, la libertà dell’asino selvatico, la forza del bue selvatico, la particolarità dello struzzo, il coraggio del cavallo e il volo del falco e dell’aquila.
Questo capitolo mostra inoltre che l’essere umano non può dominare ogni cosa. Molti animali vivono liberi dal controllo umano, ma non sono liberi dalla sapienza di Dio. Il Signore conosce le loro vie, le loro capacità e il loro posto nella creazione.
🟣 Riassunto
In Giobbe capitolo 39 Dio continua la sua risposta dalla tempesta e conduce lo sguardo di Giobbe nel mondo degli animali. Gli domanda se conosca i tempi della nascita degli stambecchi e delle cerve. Parla dell’asino selvatico che vive libero nel deserto e del bue selvatico, la cui forza non può essere semplicemente utilizzata dall’uomo per il proprio lavoro. Dio descrive lo struzzo, che appare strano e tuttavia corre velocemente, il cavallo con la sua forza e il suo coraggio nella battaglia, il falco che distende le proprie ali e l’aquila che abita in alto sulla roccia e vede da lontano. Il capitolo mostra che la sapienza di Dio è visibile in ogni animale e che l’uomo può ammirare molte cose, ma non dominarle.
💚 Messaggio per i cuori piccoli e grandi di oggi
Impariamo che la creazione di Dio è piena di meraviglie. Ogni animale è diverso. Alcuni sono forti, altri veloci, alcuni liberi e altri misteriosi. Dio li conosce tutti e ha donato a ciascuno il proprio posto.
Impariamo anche che non dobbiamo dominare ogni cosa per poter confidare in Dio. Se Dio conosce e provvede agli animali selvatici, allora conosce anche la nostra vita. La sua sapienza si estende molto oltre la nostra comprensione.
💭 Spunto di riflessione
🔸 Perché Dio mostra a Giobbe tanti animali differenti?
🔸 Che cosa raccontano l’asino selvatico, il bue selvatico, il cavallo e l’aquila riguardo alla creazione di Dio?
🔸 Perché lo stupore davanti agli animali può rafforzare la nostra fiducia in Dio?
🧒 👧 👦
💌 Invito a Giobbe capitolo 40
🤲 Giobbe tace davanti a Dio
Dio ha condotto Giobbe attraverso le meraviglie della creazione. Gli ha mostrato la terra, il mare, le stelle, il tempo atmosferico e gli animali selvatici. Giobbe ha riconosciuto che la sapienza di Dio è più grande della comprensione umana.
Ora Dio domanderà direttamente a Giobbe se l’essere umano possa contendere con l’Onnipotente. Giobbe risponderà, ma non con molte spiegazioni. Rimarrà in silenzio e si metterà la mano sulla bocca.
Che cosa accade quando una persona comprende che Dio è più grande di tutte le sue domande?
Vieni a scoprire il prossimo capitolo!
🔔 Anticipazione di Giobbe capitolo 40
🐉 Quando Dio parla di forza e umiltà
Giobbe diventerà piccolo e silenzioso davanti a Dio. Ma la risposta del Signore non sarà ancora terminata. Dio continuerà a parlare e domanderà a Giobbe se voglia oscurare la sua giustizia. Poi gli mostrerà una creatura possente: Behemoth.
👉 Perché Giobbe si mette la mano sulla bocca?
👉 Perché Dio domanda della giustizia, della potenza e dell’umiltà?
👉 E che cosa mostra Behemoth riguardo alla potenza creatrice di Dio?
✨ Nel prossimo capitolo Giobbe tacerà davanti al Signore, e Dio lo condurrà ancora più profondamente allo stupore davanti alla sua potenza.
