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🤩 Storie bibliche per meravigliarsi

Dove i miracoli di Dio diventano grandi – per bambini piccoli e grandi


🌪️ Giobbe capitolo 38 – Dio risponde dalla tempesta

🌌 Quando Dio conduce l’essere umano allo stupore


🌅 Introduzione

Per molti capitoli avevano parlato gli uomini. Giobbe aveva espresso il suo dolore, posto domande, pianto e difeso la propria integrità. I suoi amici Elifaz, Bildad e Zofar avevano cercato di spiegare la sua sofferenza, ma spesso le loro parole avevano ferito Giobbe ancora di più. In seguito aveva parlato Eliu, richiamando l’attenzione di Giobbe sulla grandezza, sulla giustizia e sulla potenza di Dio nella natura.

Ora arriva il grande momento. Le voci umane tacciono. Non sono gli amici ad avere l’ultima parola. Neppure Eliu ha l’ultima parola. Dio stesso parla. E non parla da una stanza tranquilla, da un palazzo o da una scuola di sapienti. Il Signore risponde a Giobbe dalla tempesta.

Giobbe aveva desiderato incontrare Dio. Aveva domandato perché Dio sembrasse nascosto. Aveva chiesto una risposta e desiderava presentare davanti a Lui la propria causa. Ora Dio risponde veramente. Tuttavia, la sua risposta comincia in modo diverso da ciò che ci si potrebbe aspettare.

Dio non spiega immediatamente a Giobbe ogni dettaglio della sua sofferenza. Non gli rivela anzitutto tutte le ragioni che Giobbe non poteva vedere. Dio gli pone invece delle domande. Domande grandi. Domande sulla terra, sul mare, sul mattino, sugli abissi, sulla luce, sulla neve, sulle stelle, sulla pioggia e sugli animali.

Questo capitolo conduce Giobbe allo stupore. Dio gli mostra: Tu sei un uomo e io sono il Creatore. Tu vedi soltanto una piccola parte, mentre io ho fondato la terra, ho posto dei confini al mare e ho stabilito l’ordine dei cieli. Le domande di Dio non hanno lo scopo di distruggere Giobbe, ma di ricordargli la sapienza infinita del Signore.


📖 La storia biblica


🌪️ Il Signore parla dalla tempesta

Improvvisamente Dio parla. Dopo tanti discorsi umani, ora si eleva la voce del Signore. La risposta giunge dalla tempesta, da una manifestazione potente che mostra che Dio non è piccolo, lontano o impotente.

La tempesta si adatta perfettamente a questo momento. La vita di Giobbe era stata simile a una tempesta: perdita, dolore, domande, solitudine e incomprensioni si erano abbattuti su di lui. Ora Dio stesso parla proprio dal mezzo della tempesta.

I cuori piccoli e grandi possono immaginare questa scena con profondo rispetto. Il cielo appare immenso. Il vento soffia. Gli uomini tacciono. Giobbe, che ha invocato Dio così a lungo, ora ascolta la sua voce.

Dio non viene per giustificarsi davanti agli uomini, come se fosse un accusato. Viene come il Signore della creazione. La sua voce porta con sé maestà, verità e una santa vicinanza.

Chi oscura il consiglio con parole prive di conoscenza?

Dio comincia con una domanda seria: Chi è colui che oscura il consiglio con parole prive di conoscenza? Questa domanda riguarda i molti discorsi pronunciati in precedenza. Gli uomini avevano parlato molto, ma non conoscevano ogni cosa.

Gli amici di Giobbe avevano cercato di spiegare le vie di Dio senza conoscere il suo piano nascosto. Anche Giobbe, a causa del proprio dolore, aveva pronunciato parole pesanti e talvolta oscure. Nessuno aveva visto il quadro completo.

Dio mostra così che le parole possono portare luce, ma possono anche oscurare. Quando gli uomini parlano di Dio senza umiltà e senza una vera conoscenza, possono creare più nebbia che chiarezza.

Questa è una lezione importante. Non ogni giudizio affrettato è sapienza. Non ogni spiegazione è utile. A volte l’essere umano deve tacere prima di poter veramente ascoltare.

🧍 Giobbe deve prepararsi

Dio dice a Giobbe di cingersi i fianchi come un uomo. Ciò significa: Preparati. Alzati interiormente. Ascolta con attenzione. Io ti interrogherò e tu mi risponderai.

Queste parole suonano forti e solenni. Dio non tratta Giobbe come un bambino incapace di comprendere qualsiasi cosa. Gli parla direttamente e lo prende sul serio. Tuttavia, Dio mostra anche che ora non è Giobbe a porre le domande, ma il Signore.

Giobbe aveva rivolto molte domande a Dio. Ora la direzione cambia. Dio interroga Giobbe. E le sue domande non sono piccole. Conducono Giobbe fino ai limiti della sua conoscenza.

Ai bambini si potrebbe dire: È come se il più grande maestro del mondo dicesse: Ora vediamo che cosa sai veramente. Non per prenderti in giro, ma per aiutarti a comprendere quanto sia grande ciò che ancora non conosci.

🌍 Dov’eri quando fondavo la terra?

Dio pone quindi una delle domande più conosciute del libro di Giobbe: Dov’eri quando fondavo la terra? Dillo, se possiedi tanta intelligenza.

Questa domanda riconduce Giobbe all’inizio della creazione. Prima che Giobbe nascesse, prima che vivessero i suoi amici, prima che gli uomini costruissero città o coltivassero i campi, Dio esisteva già. Dio fondò la terra.

Giobbe non era presente quando Dio chiamò il mondo all’esistenza. Nessun essere umano stava accanto a Dio per consigliarlo. Nessun uomo lo aiutò a progettare, misurare o sostenere la terra.

Dio ricorda a Giobbe: Tu sei una creatura, non il Creatore. Il tuo dolore è reale, ma il tuo sguardo è limitato. Io, invece, conosco il principio di ogni cosa.

📏 Chi stabilì le misure della terra?

Dio continua a domandare: Chi stabilì le misure della terra? Chi tese su di essa la corda per misurarla? L’immagine ricorda la costruzione di una grande casa. Un costruttore misura, progetta e stabilisce il posto di ogni elemento.

La terra non è nata per caso come una casa costruita male. Dio vi ha posto ordine. Egli ne conosce la misura, il fondamento e i confini. Ciò che per gli uomini appare immenso e incomprensibile si trova davanti a Dio perfettamente ordinato.

I cuori piccoli e grandi possono immaginare un costruttore che apre un progetto. Ma l’opera costruita da Dio è infinitamente più grande di qualsiasi casa. Egli non ha progettato soltanto pareti e porte, ma la terra, il cielo, i mari, le montagne e la vita.

Dio non interroga Giobbe perché non conosca la risposta. Lo interroga affinché Giobbe riconosca che la creazione è piena di una sapienza che supera di gran lunga la conoscenza umana.

🪨 Su che cosa furono poste le fondamenta della terra?

Dio domanda su che cosa siano state poste le fondamenta della terra e chi ne abbia collocato la pietra angolare. Ancora una volta usa l’immagine di un edificio. La terra viene descritta come un enorme tempio o palazzo, le cui fondamenta furono poste da Dio stesso.

Nessun essere umano può sollevare la terra e guardare sotto di essa per esaminare i suoi misteri più profondi. Nessuno può dire: Io ho posto le sue fondamenta. Soltanto Dio può affermarlo.

Queste domande fanno sentire Giobbe piccolo, ma non privo di valore. Piccolo, perché non conosce l’origine della terra. Prezioso, perché il grande Creatore gli sta parlando.

Dio mostra che Giobbe non comprende completamente neppure la propria storia. Tuttavia, vive in un mondo sostenuto dalla sapienza divina. Il Dio che ha fondato la terra non perde di vista nemmeno Giobbe.

🎶 Le stelle del mattino esultavano

Dio racconta che, quando fondò la terra, le stelle del mattino cantavano insieme e tutti i figli di Dio esultavano di gioia. È un’immagine meravigliosa. La creazione non comincia con il caos e la paura, ma con il giubilo.

Si può immaginare il cielo colmo di stupore. L’opera di Dio prende forma e gli esseri celesti gioiscono. La terra appare come una nuova meraviglia e la creazione risuona come un canto.

Per i bambini è un pensiero meraviglioso: quando Dio creò il mondo, vi era gioia. La creazione non era noiosa né casuale. Era un motivo di stupore e di lode.

Dio riporta il pensiero di Giobbe a quel giubilo. Il cuore di Giobbe è pieno di tristezza, ma Dio gli ricorda che il mondo ebbe origine dalla sua gioia, dalla sua sapienza e dalla sua potenza.

🌊 Chi rinchiuse il mare dietro delle porte?

Dio parla poi del mare. Il mare viene descritto come un bambino potente che irrompe dal grembo materno. È selvaggio, forte e pieno di movimento. Eppure Dio gli ha posto dei confini.

Dio domanda: Chi rinchiuse il mare dietro delle porte? Chi stabilì il suo confine e disse: Fin qui verrai e non oltre?

Il mare appare immenso agli esseri umani. Le onde possono ruggire, le mareggiate possono incutere paura e le profondità rimangono misteriose. Tuttavia, davanti a Dio il mare non è incontrollabile. Egli gli pone porte e sbarre.

I cuori piccoli e grandi possono immaginare Dio mentre indica un confine al mare. Le onde possono muoversi, ma non possono semplicemente inghiottire ogni cosa. L’ordine di Dio tiene nella sua mano anche ciò che è potente.

☁️ Dio riveste il mare di nuvole

Dio dice di aver rivestito il mare di nuvole e di averlo avvolto nell’oscurità come in fasce. È un’immagine sorprendentemente delicata. Il mare selvaggio appare improvvisamente come un neonato avvolto nelle fasce.

La potenza di Dio non è quindi soltanto dura e imponente. È anche ordinatrice, premurosa e sapiente. Egli governa persino le forze immense della creazione con calma sovrana.

Il mare, davanti al quale gli uomini possono avere paura, non è troppo grande per Dio. Egli lo avvolge, lo limita e conosce il posto che gli appartiene.

Giobbe comprende così che ciò che gli appare selvaggio e incontrollabile è nelle mani di Dio. Persino il mare ha ricevuto dal Signore un confine.

🚪 Fin qui e non oltre

Dio dice alle onde superbe: Fin qui verrai e non oltre; qui si fermerà l’orgoglio delle tue onde. Queste parole sono piene di autorità.

Le onde possono alzarsi, spumeggiare e ruggire. Ma non sono loro a dominare la terra. Dio è il Signore. Egli stabilisce dove termina la loro potenza.

Questa immagine può toccare profondamente Giobbe. Anche la sua sofferenza sembrava un mare pronto a sommergerlo. Ma Dio mostra: Io pongo dei confini al mare. Nulla possiede una potenza illimitata, tranne me.

Ciò non significa che Giobbe comprenda immediatamente perché soffre. Ma gli ricorda che Dio domina anche le forze che gli esseri umani non possono controllare.

🌅 Hai mai dato ordini al mattino?

Dio domanda ora a Giobbe se abbia mai dato ordini al mattino. Ha forse mostrato all’aurora il suo posto? Ha chiamato la luce affinché raggiungesse le estremità della terra?

Ogni mattina arriva la luce. A noi sembra una cosa normale perché accade continuamente. Ma Dio mostra che anche il mattino è un miracolo. Nessun essere umano tira su il sole con una corda. Nessuno ordina alla notte di ritirarsi.

Ai bambini si potrebbe dire: Quando ti svegli al mattino e la luce entra nella stanza, non si tratta di qualcosa di scontato. È un dono quotidiano dell’ordine stabilito da Dio.

Dio ricorda a Giobbe: Tu non hai creato il mattino. Non puoi comandargli. Io, invece, conosco la via della luce.

🌄 La luce rivela ciò che era nascosto

Dio descrive il mattino che raggiunge le estremità della terra e ne scuote via i malvagi. La luce rende visibile ciò che era nascosto nelle tenebre.

Durante la notte le persone possono agire di nascosto. Ma quando arriva il mattino, molte cose diventano visibili. La luce è un segno di ordine, verità e dominio di Dio.

Dio afferma così: Anche i tempi della luce e delle tenebre sono nelle mie mani. Io so quando ciò che è nascosto deve diventare visibile. Conosco le opere degli uomini.

Questo è importante per Giobbe. Egli aveva domandato spesso perché il male non venisse giudicato immediatamente. Dio gli mostra: Io sono anche il Signore del mattino che porta ogni cosa alla luce. Nulla mi rimane nascosto.

🎨 La terra si trasforma come argilla sotto un sigillo

Dio descrive la terra che, alla luce del mattino, assume forma come argilla sotto un sigillo. Anticamente si premeva un sigillo nell’argilla morbida e improvvisamente appariva un disegno. Allo stesso modo, il mattino trasforma l’aspetto del mondo.

Nell’oscurità si vede ben poco. Ma quando arriva la luce, montagne, campi, sentieri e case diventano visibili. Il mondo riceve colore e forma.

È un’immagine meravigliosa. Dio non dipinge il mattino con pennelli e colori, ma con la luce. Ogni giorno la terra diventa nuovamente visibile.

Questa domanda ricorda a Giobbe che il mondo è pieno di meraviglie che egli non produce, ma che riceve ogni giorno.

🌊 Sei mai giunto alle sorgenti del mare?

Dio domanda a Giobbe se sia mai giunto alle sorgenti del mare o se abbia camminato sul fondo degli abissi. Il mare possiede profondità misteriose che per molto tempo gli uomini non hanno potuto vedere.

Giobbe non era mai stato laggiù. Non aveva esplorato i luoghi più profondi del mare. Non poteva affermare di conoscere tutti gli spazi nascosti della creazione.

Per i cuori piccoli e grandi è facile comprendere questo pensiero. Quando si sta sulla riva, si vedono le onde. Ma ciò che si trova nelle profondità rimane nascosto agli occhi. Dio, invece, conosce anche gli abissi.

Questo pensiero consola: se Dio conosce le profondità del mare, conosce anche le profondità di un cuore triste. Nessun dolore è troppo profondo per Lui.

⚰️ Hai visto le porte della morte?

Dio domanda inoltre a Giobbe se abbia visto le porte della morte o conosca le porte dell’ombra profonda. Sono immagini molto solenni. Per gli esseri umani la morte è un confine oltre il quale non possono guardare con le proprie forze.

Giobbe aveva parlato spesso della morte. Aveva desiderato il riposo e descritto l’oscurità della tomba. Ma Dio gli domanda: Conosci veramente le porte della morte? Le hai viste e comprese?

Giobbe deve riconoscere che l’essere umano conosce ben poco persino della morte. Dio, invece, conosce anche questo confine. Per Lui nessuna porta è sconosciuta.

Questa domanda non è fredda. Mostra che, anche là dove l’uomo giunge alla fine della propria conoscenza, Dio rimane il Signore.

📐 Conosci l’immensità della terra?

Dio domanda a Giobbe se abbia contemplato l’intera vastità della terra. Dillo, se conosci tutto questo. Ancora una volta conduce Giobbe fino al limite della conoscenza umana.

Gli esseri umani vivono in un luogo, percorrono le proprie strade, osservano il proprio paesaggio e conoscono i dintorni. Ma l’intera vastità della terra non è nelle loro mani.

Ai bambini si può dire: Forse conosci la tua stanza, la tua strada o il percorso verso la scuola. Ma non conosci tutta la terra, con tutte le montagne, i deserti, i mari, le foreste e le nazioni. Dio la conosce.

Giobbe si sente sempre più piccolo davanti alle domande di Dio. Ma questa piccolezza può essere salutare. Chi riconosce di non dover sapere ogni cosa può imparare a confidare maggiormente in Dio.

💡 Dove dimora la luce?

Dio domanda quale sia la via che conduce alla dimora della luce e quale sia il luogo delle tenebre. Dove abita la luce? Dove si trova il posto dell’oscurità?

Sono domande misteriose. La luce esiste, ma non la si può mettere in tasca come una pietra. Le tenebre scompaiono quando arriva la luce, eppure anche esse hanno davanti a Dio un limite.

Giobbe non può rispondere a queste domande. Conosce la luce e le tenebre attraverso la propria esperienza, ma non le domina. Nella sua sofferenza, in particolare, ha conosciuto molto bene l’oscurità.

Dio gli mostra: Io conosco anche la luce e le tenebre. So dove cominciano e dove terminano. La tua oscurità non è incomprensibile per me.

❄️ Hai visto i depositi della neve?

Dio domanda a Giobbe se abbia visto i depositi della neve o conosca quelli della grandine. Neve e grandine sembrano comparire improvvisamente dal cielo, ma Dio ne parla come se fossero custodite in magazzini.

La neve può ricoprire silenziosamente la terra. La grandine può cadere con forza e incutere paura. Entrambe si trovano sotto il dominio di Dio. Egli ne conosce il tempo, la misura e lo scopo.

I cuori piccoli e grandi possono immaginare un grande deposito celeste. Naturalmente si tratta di un’immagine. Essa mostra che Dio esercita il suo potere anche sulla neve e sulla grandine.

La natura non si trova al di fuori della conoscenza divina. Ciò che sorprende gli esseri umani non è sconosciuto a Dio.

⚔️ Dio conosce i tempi della lotta e dell’angoscia

Dio dice di custodire la neve e la grandine per il tempo dell’angoscia e per il giorno della battaglia e della guerra. Questo mostra che anche le forze della natura possono avere una funzione nelle mani di Dio.

Gli esseri umani non comprendono sempre perché accadano determinate cose. Una tempesta, la grandine o un temporale possono incutere paura. Dio, tuttavia, afferma: Io conosco anche i tempi nei quali queste forze vengono impiegate.

Ciò non significa che gli uomini possano spiegare immediatamente ogni fenomeno atmosferico. Non dovremmo affermare troppo in fretta: Questo è accaduto esattamente per tale motivo. Possiamo però sapere che Dio è Signore anche di queste forze.

Giobbe impara che il governo di Dio sul mondo è più grande e più vasto di quanto l’essere umano possa comprendere.

🌬️ Chi indica al vento orientale la sua via?

Dio domanda per quale via si diffonda la luce e il vento orientale si sparga sulla terra. Il vento è invisibile, ma si può percepire. Non lo si vede direttamente, ma si osservano le foglie che muove, la sabbia che trasporta o le nuvole che spinge.

Giobbe non può catturare il vento. Non può prescrivergli una strada. Il vento ricorda all’essere umano che non ogni cosa si trova nelle sue mani.

Ai bambini si può dire: Puoi soffiare, ma non puoi comandare i grandi venti della terra. Puoi vedere una foglia volare, ma non decidi tu la direzione di tutti i venti del mondo.

Dio conosce la via del vento. Ciò che agli uomini appare libero e imprevedibile rimane sotto la sua sapienza.

🌧️ Chi prepara una via alla pioggia?

Dio domanda chi abbia aperto una via all’acquazzone e un sentiero al fulmine e al tuono. La pioggia non cade senza che Dio lo sappia. I temporali non si muovono al di fuori del suo dominio.

Dio parla della pioggia che cade persino su una terra disabitata, su un deserto nel quale non vive nessun essere umano. È un particolare notevole. Dio non provvede soltanto ai luoghi che gli uomini vedono e utilizzano.

La pioggia cade anche in regioni solitarie. Il deserto viene irrigato. La terra selvaggia riceve umidità. L’erba può crescere dove nessun uomo l’ha seminata.

Questo mostra la generosa cura di Dio. Egli opera anche dove nessuno osserva. La sua bontà è più grande dell’attenzione umana.

🌱 Dio irriga il deserto vuoto

Dio domanda chi mandi la pioggia per saziare le terre desolate e aride e far germogliare erba fresca. Il deserto è secco, silenzioso e apparentemente vuoto. Eppure Dio può toccarlo.

Quando la pioggia cade sul terreno arido, può nascere una nuova vita. Spuntano piccole piante e ciò che sembrava morto torna a diventare verde. È un’immagine di speranza.

Per Giobbe questa immagine può avere un significato profondo. Anche la sua vita appare come un deserto: arida, vuota e privata della gioia. Ma il Dio che manda la pioggia sui deserti disabitati può far nascere la vita anche dove tutto sembra perduto.

Dio mostra: La mia cura si estende oltre ciò che gli uomini possono vedere. Io conosco anche i luoghi abbandonati.

💧 La pioggia ha forse un padre?

Dio domanda se la pioggia abbia un padre e chi abbia generato le gocce della rugiada. Chi produce il ghiaccio? Chi fa nascere la brina?

Queste domande mostrano che persino le cose quotidiane sono piene di meraviglia. Pioggia, rugiada, ghiaccio e brina possono sembrarci normali. Ma quando Dio ci interroga su di esse, comprendiamo che non possiamo produrle con il nostro potere.

Al mattino la rugiada si posa sull’erba e sulle foglie come piccole perle. Il ghiaccio rende solida l’acqua. La brina trasforma il paesaggio. Tutto questo avviene secondo l’ordine creato da Dio.

Giobbe riconosce che il mondo non è semplicemente una macchina che funziona senza Dio. È l’opera del Signore, piena di mistero e sapienza.

🧊 L’acqua diventa dura come pietra

Dio descrive l’acqua che diventa ghiaccio, dura come pietra, mentre la superficie degli abissi si congela. Normalmente l’acqua è liquida e in movimento. Ma con il freddo diventa solida.

È un miracolo che gli esseri umani spesso non notano. Il fatto che l’acqua possa trasformarsi mostra l’ordine sorprendente della creazione. Dio conosce questo cambiamento e lo mantiene nelle sue mani.

Ai bambini si può dire: Quando metti dell’acqua al freddo e questa diventa ghiaccio, osservi un piccolo segno di quanto meravigliosamente Dio abbia creato il mondo.

Dio non conduce Giobbe dentro un arido libro di testo, ma allo stupore davanti alla realtà. Ovunque si trovano tracce della sua sapienza.

Puoi legare le stelle?

Ora Dio dirige lo sguardo di Giobbe verso il cielo. Gli domanda se possa stringere i legami delle Pleiadi o sciogliere le catene di Orione. Le stelle si trovano molto al di sopra dell’essere umano, luminose e misteriose.

Gli uomini possono osservare le stelle e orientarsi grazie a esse. Ma non possono legarle, scioglierle o spostarle. Il cielo non è nelle mani dell’uomo.

Per i cuori piccoli e grandi, un cielo stellato è un’esperienza meravigliosa. Si guarda verso l’alto e si comprende: Io sono piccolo. Ma il Dio che conosce queste stelle vede anche me.

Dio mostra a Giobbe: Tu non puoi ordinare le stelle. Io, invece, conosco le loro vie.

🌠 Puoi far apparire le costellazioni?

Dio domanda se Giobbe possa far apparire le costellazioni al momento stabilito e guidare l’Orsa con i suoi piccoli. L’immagine ricorda un pastore che conduce il proprio gregge, ma qui si parla delle stelle.

Dio mostra che l’ordine del cielo non è casuale. Le stagioni, le costellazioni e i movimenti celesti si trovano all’interno della sua sapienza. Ciò che gli uomini possono soltanto osservare viene guidato da Dio.

Giobbe non può chiamare le stelle. Non può stabilire quando debbano comparire. Non può guidare il cielo come un gregge.

Queste domande lo conducono alla riverenza. Il Dio che guida le costellazioni è abbastanza grande da conoscere anche i sentieri nascosti di un uomo sofferente.

📜 Conosci le leggi dei cieli?

Dio domanda se Giobbe conosca le leggi dei cieli e possa stabilire il loro dominio sulla terra. Il cielo e la terra sono collegati nell’ordine sapiente di Dio.

Gli esseri umani possono osservare, imparare e meravigliarsi. Ma non si trovano al di sopra delle leggi della creazione. Le ricevono e vivono al loro interno.

Ai bambini si può dire: Puoi imparare dall’orologio a che ora sorge il sole, ma non sei tu a creare il sole. Puoi vivere le stagioni, ma non sei tu a produrle.

Dio ricorda a Giobbe: Se non conosci completamente l’ordine dei cieli, allora giudica con prudenza le mie vie. La mia sapienza si estende molto oltre la tua comprensione.

☁️ Puoi comandare alle nuvole?

Dio domanda se Giobbe possa alzare la propria voce verso le nuvole affinché una massa d’acqua lo ricopra. Può Giobbe chiamare la pioggia ogni volta che lo desidera?

L’essere umano ha bisogno della pioggia. I campi, gli animali e gli uomini dipendono da essa. Tuttavia, l’uomo non può semplicemente ordinare alle nuvole: Fate piovere proprio qui e proprio ora.

Questo ricorda una verità importante: l’essere umano dipende da Dio. Può lavorare, seminare e fare progetti, ma ha bisogno dei doni divini affinché la vita possa crescere.

Giobbe viene invitato a riconoscere la propria dipendenza. Non come un’umiliazione priva di consolazione, ma come un ritorno alla verità: Dio è Colui che dona.

Puoi mandare i fulmini?

Dio domanda se Giobbe possa mandare i fulmini, così che essi vadano e dicano: Eccoci! È un’immagine sorprendente. I fulmini appaiono come messaggeri che ubbidiscono all’ordine di Dio.

Per gli esseri umani il fulmine è selvaggio e inafferrabile. Per Dio è come un servitore. Va dove il Signore lo manda.

Ai cuori piccoli e grandi si può dire: Se persino il fulmine ascolta Dio, allora Dio è veramente grande. Il suo potere si estende anche sulle cose che ci fanno paura.

Giobbe non può chiamare i fulmini. Non può mandarli. Ma Dio può farlo. Il dominio del Signore si estende sulla luce, sul fuoco e sul cielo.

🧠 Chi ha dato sapienza all’essere umano?

Dio domanda chi abbia posto la sapienza nell’intimo e dato intelligenza alla mente. Dopo tutte le domande sulla terra, sul mare, sulla luce e sulle stelle, Dio si rivolge ora all’essere umano stesso.

Anche la capacità di pensare, domandare, imparare e comprendere è un dono di Dio. L’essere umano non possiede il proprio intelletto indipendentemente dal Signore. Lo ha ricevuto.

Questo è molto importante. Giobbe, i suoi amici ed Eliu avevano tutti parlato e ragionato. Ma persino la loro capacità di pensare proveniva da Dio.

Ai bambini si può dire: Quando comprendi qualcosa, impari, leggi o fai una buona domanda, anche questo è un dono. Dio ha reso l’essere umano capace di pensare e di cercarlo.

🏺 Chi conta le nuvole con sapienza?

Dio domanda chi possa contare le nuvole con sapienza e versare gli otri dei cieli quando la polvere si indurisce e le zolle di terra si uniscono.

L’immagine mostra un terreno arido che ha bisogno della pioggia. Quando il suolo diventa duro e polveroso, Dio può aprire le nuvole. L’acqua cade, la polvere torna a essere terra e il terreno può produrre nuovamente frutto.

Gli esseri umani possono comprendere che la pioggia è necessaria. Ma non possono versare da soli le riserve del cielo. Dio conosce la misura e il momento giusti.

Questa immagine ricorda nuovamente Giobbe. Anche il suo cuore si è inaridito a causa della sofferenza. Dio gli mostra: Io so quando una terra arida ha bisogno della pioggia.

🦁 Vai tu a cacciare la preda per la leonessa?

Ora Dio comincia a parlare degli animali. Domanda a Giobbe se sia lui a cacciare la preda per la leonessa e a saziare la fame dei giovani leoni quando stanno accovacciati nelle loro tane.

I leoni sono forti, selvaggi e indipendenti. Gli esseri umani li osservano con rispetto. Eppure anch’essi fanno parte della creazione di Dio e dipendono dal suo sostentamento.

Giobbe non provvede ai leoni. Non sa quando ogni giovane leone abbia fame. Ma Dio lo sa. Egli conosce anche gli animali che gli uomini non possono domare.

Questo mostra la cura divina in un mondo vastissimo. Dio non provvede soltanto alle case degli uomini, ma anche agli animali selvatici nascosti nelle loro tane.

🐦 Chi prepara il cibo per il corvo?

Infine Dio domanda chi prepari il cibo per il corvo, quando i suoi piccoli gridano verso Dio e vagano senza nutrimento. Il corvo non è un’aquila maestosa e neppure un animale che gli uomini considerano particolarmente grazioso. Eppure Dio vede anche lui.

I piccoli dei corvi che gridano per la fame non vengono dimenticati da Dio. Persino il loro richiamo gli è noto. È una conclusione molto delicata per questo capitolo.

Per i cuori piccoli e grandi è un pensiero consolante: se Dio ascolta persino i corvi affamati, ascolta anche le lacrime di un essere umano. Se Dio provvede agli animali selvatici, conosce anche la necessità di Giobbe.

Dio non risponde a Giobbe con una spiegazione rapida. Gli mostra la creazione. E nella creazione Giobbe vede la potenza, la sapienza, l’ordine e la cura di Dio.


🌅 Ciò che questo capitolo mostra

Questo capitolo mostra che Dio stesso parla a Giobbe dalla tempesta. Non risponde alle sue domande cominciando con una spiegazione della sofferenza, ma con domande sulla creazione.

Il capitolo mostra inoltre la sapienza e la potenza infinite di Dio. Egli ha fondato la terra, posto dei confini al mare, comandato al mattino, conosce gli abissi, ordina la luce e le tenebre, la neve e la pioggia, le stelle e le nuvole e provvede persino ai leoni e ai corvi.


🟣 Riassunto

In Giobbe capitolo 38 Dio risponde a Giobbe dalla tempesta. Dopo i molti discorsi degli uomini, ora parla il Signore stesso. Dio domanda a Giobbe dove fosse quando la terra veniva fondata, chi ne abbia stabilito le misure e chi abbia posto dei confini al mare. Gli domanda del mattino, delle profondità marine, delle porte della morte, della dimora della luce e delle tenebre, dei depositi della neve e della grandine, della via del vento e della pioggia che irriga il deserto. Poi dirige lo sguardo di Giobbe verso il cielo stellato e gli domanda se possa guidare le costellazioni o comandare alle nuvole e ai fulmini. Infine ricorda che è Dio a donare la sapienza e a provvedere persino ai leoni e ai corvi. La risposta di Dio non conduce Giobbe anzitutto a una spiegazione, ma allo stupore davanti al Creatore.


💚 Messaggio per i cuori piccoli e grandi di oggi

Impariamo che Dio è più grande delle nostre domande. Quando non comprendiamo ogni cosa, ciò non significa che Dio non sappia quello che sta facendo. Il Creatore che conosce la terra, il mare, le stelle, la pioggia e gli animali conosce anche la nostra vita.

Impariamo inoltre che lo stupore può suscitare fiducia. Chi osserva la creazione di Dio vede le tracce della sua sapienza e della sua cura. Anche quando Dio non spiega immediatamente ogni cosa, ci invita a confidare in Lui.


💭 Spunto di riflessione

🔸 Perché Dio risponde a Giobbe con domande sulla creazione?
🔸 Quali meraviglie della natura manifestano la sapienza e la potenza di Dio?
🔸 Perché lo stupore davanti a Dio può aiutarci quando non comprendiamo ogni cosa?

🧒 👧 👦

💌 Invito a Giobbe capitolo 39

🦌 Dio mostra a Giobbe gli animali selvatici

Dio ha risposto a Giobbe dalla tempesta e lo ha guidato attraverso le meraviglie della creazione: la terra, il mare, il mattino, gli abissi, la luce, la neve, la pioggia, le stelle, le nuvole, i leoni e i corvi.

Ora Dio continuerà a interrogarlo. Dirigerà lo sguardo di Giobbe verso gli animali: gli stambecchi, le cerve, gli asini selvatici, i buoi selvatici, gli struzzi, i cavalli, i falchi e le aquile.

Che cosa possono raccontarci gli animali selvatici sulla sapienza di Dio?

Vieni a scoprire il prossimo capitolo!


🔔 Anticipazione di Giobbe capitolo 39

🦅 Quando gli animali raccontano la sapienza di Dio

Dio conduce Giobbe nel mondo degli animali. Alcuni vivono sulle montagne, altri nel deserto; alcuni corrono velocemente, altri volano molto in alto. Ogni animale rivela qualcosa della meravigliosa creazione di Dio.

👉 Perché Dio domanda degli stambecchi e delle cerve?
👉 Che cosa mostrano l’asino selvatico, il bue selvatico e lo struzzo riguardo alla libertà e al mistero?
👉 E perché l’aquila può volare così in alto senza essere guidata dall’uomo?

✨ Nel prossimo capitolo contempleremo la sapienza di Dio nel mondo degli animali selvatici, e Giobbe continuerà a imparare quanto sia grande il Creatore.

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