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🌍 QUANDO IL MONDO SI AVVICINA ALLA SUA FINE

🕯️ Speranza, vigilanza e fedeltà in Matteo 24–25


📖 Parte 1 – Sermone 2

Quando i giorni saranno abbreviati – Custoditi nella grande tribolazione

🛡️ Dio pone un limite alla tribolazione e custodisce il suo popolo


📜 Testo principale

«Perché allora vi sarà una grande tribolazione, quale non vi fu dal principio del mondo fino a ora, né mai più vi sarà. E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuno scamperebbe; ma, a motivo degli eletti, quei giorni saranno abbreviati.»
Matteo 24,21–22

🛡️ Versetto guida

«Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita, affinché possiate sopportarla.»
1 Corinzi 10,13

🔦 Pensiero centrale del sermone

Dio non ha mai promesso al proprio popolo che avrebbe evitato ogni tribolazione. Ha promesso, però, di porre un limite alla potenza del male, di non abbandonare i propri figli durante la prova e di custodirli mediante una relazione di fede con Cristo. L’abbreviazione dei giorni non manifesta quindi la debolezza di Dio, ma il suo dominio misericordioso e sovrano su una crisi che, senza il suo intervento, distruggerebbe ogni forma di vita.


🌅 Saluto e introduzione

Cara comunità, quando leggiamo le parole di Gesù riguardanti la grande tribolazione, possono facilmente comparire davanti ai nostri occhi immagini di persecuzione, guerra, fame, catastrofi e di un mondo che si disgrega. Alcune persone reagiscono a questi testi con paura, altre cercano di superarli il più velocemente possibile, mentre altre ancora si concentrano così intensamente sui particolari della crisi futura che Cristo stesso scompare dal centro della loro attenzione. Gesù, però, non ci ha donato Matteo 24 per riempire la nostra immaginazione di immagini spaventose né per indurci a compiere calcoli speculativi. Egli desiderava preparare i propri discepoli a confidare in lui anche quando, da una prospettiva umana, ogni cosa sarebbe sembrata fuori controllo.

Le parole decisive del nostro testo principale non sono quindi soltanto: «Allora vi sarà una grande tribolazione». Gesù aggiunge immediatamente: «A motivo degli eletti, quei giorni saranno abbreviati». Nell’avvertimento è già contenuta una promessa. La tribolazione è reale, ma non è illimitata. La potenza del male è spaventosa, ma non è sovrana. Satana può opprimere, sedurre, perseguitare e distruggere, ma non può oltrepassare i limiti che Dio gli impone. Sopra l’intera storia, comprese le sue ore più oscure, si trova la mano di colui che conosce il principio e la fine e che non lascia il proprio popolo nella prova neppure un’ora più a lungo di quanto corrisponda al suo eterno piano di redenzione.

Dobbiamo comprendere questa verità prima di parlare dei particolari della grande tribolazione. Se guardiamo soltanto alla crisi, saremo assaliti dalla paura. Se invece volgiamo lo sguardo verso Cristo, riconosciamo che la crisi è delimitata da ogni parte dalla sua presenza e dal suo dominio. Gesù non afferma che i suoi seguaci non soffriranno mai, ma dichiara che la loro sofferenza non sarà priva di significato, non durerà senza fine e non si troverà al di fuori della portata della sua mano protettrice.


🕯️ Illustrazione narrativa: La notte prima della fuga

La storia seguente è una ricostruzione narrativa ambientata nel contesto degli avvenimenti che precedettero la distruzione di Gerusalemme.

Il sole era già scomparso dietro le colline, ma a Gerusalemme ardevano insolitamente numerose lampade. Dalle mura giungevano grida attraverso le strade strette e, di tanto in tanto, alcuni uomini correvano davanti alle case portando armi, brocche d’acqua oppure sacchi di grano. Da quando le truppe romane erano apparse davanti alla città, la vita era cambiata. Nessuno sapeva che cosa avrebbe portato il giorno successivo. Le voci si diffondevano più rapidamente delle notizie attendibili e ogni nuova voce udita per strada sembrava predire un futuro differente.

Nella stanza superiore di una piccola casa, una famiglia sedeva intorno a un tavolo basso. Mattia, il padre, aveva chiuso attentamente la porta e abbassato la fiamma della lampada affinché la sua luce fosse difficilmente visibile dall’esterno. Sua moglie Anna teneva fra le braccia il figlio più piccolo, mentre la loro figlia dodicenne, Miriam, era inginocchiata accanto a un fagotto da viaggio. Al suo interno vi erano alcuni indumenti, un otre d’acqua, fichi secchi e diversi piccoli pani.

«Partiremo davvero questa notte?», domandò Miriam a bassa voce.

Mattia non rispose immediatamente. Da diversi giorni aveva parlato con altri seguaci di Gesù dell’avvertimento pronunciato dal Maestro. Erano trascorsi molti anni da quando il Signore aveva annunciato ai discepoli, sul monte degli Ulivi, che Gerusalemme sarebbe stata circondata da eserciti. Cristo aveva detto loro di fuggire non appena avessero riconosciuto il segno annunciato. Ora l’esercito romano era realmente arrivato. Era però accaduto qualcosa che nessuno si aspettava: le truppe si erano improvvisamente ritirate.

In città, molte persone celebravano già quella ritirata come una vittoria. Gruppi armati avevano inseguito i Romani e per le strade si proclamava che Dio avesse liberato Gerusalemme in modo miracoloso. Alcuni uomini ridevano dei cristiani che desideravano abbandonare le proprie case. Chi fuggiva in quel momento, affermavano, dimostrava soltanto di non possedere né coraggio né fiducia in Dio.

«Forse gli altri hanno ragione», disse Anna con voce tremante. «I Romani se ne sono andati. Forse il pericolo è davvero passato.»

Mattia guardò il piccolo fagotto davanti alla figlia. Quella casa era appartenuta a suo padre ed egli stesso vi era nato. Nella bottega dietro il cortile si trovavano i suoi attrezzi. Sul tetto erano posate le travi che aveva rinnovato soltanto l’anno precedente. In un piccolo recipiente nascosto sotto il pavimento si trovavano i risparmi della famiglia. Se fossero partiti in quel momento, non avrebbero saputo se sarebbero mai tornati.

«Anch’io ho avuto lo stesso pensiero», ammise. «I miei occhi vedono un esercito che si allontana, ma nel mio cuore odo le parole di Gesù.»

Prese il piccolo rotolo che si trovava sul tavolo e ricordò alla propria famiglia ciò che i primi discepoli avevano tramandato:

«Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, sappiate allora che la sua devastazione è vicina. Allora quelli che saranno in Giudea fuggano sui monti.»
Luca 21,20–21

Miriam guardò attentamente suo padre. «Perché dobbiamo fuggire se i soldati se ne sono già andati?»

«Perché Gesù non ci ha detto di aspettare fino a quando avremo compreso tutto», rispose Mattia. «Ci ha dato un segno e ci ha detto che cosa fare quando esso sarebbe apparso. Dobbiamo decidere se confidare nella sua parola più di quanto confidiamo in ciò che in questo momento sembra sicuro.»

In quell’istante qualcuno bussò tre volte, delicatamente, alla porta. Mattia sussultò, spense la lampada e aspettò. Udì poi la voce familiare dell’amico Simeone.

«Stiamo partendo», sussurrò questi dopo essere entrato. «La strada verso nord è ancora libera. Alcune famiglie aspettano già fuori dalla città.»

Anna strinse più forte il bambino fra le braccia. «Quanto durerà la fuga?»

Simeone scosse il capo. «Nessuno lo sa.»

«Dove abiteremo?»

«Non sappiamo ancora neppure questo.»

«Avremo abbastanza da mangiare?»

Ancora una volta Simeone non poté dare una risposta sicura. Guardò Mattia e disse: «Non sappiamo come sarà l’intero cammino. Sappiamo soltanto che il Signore ci ha detto quando dobbiamo partire.»

La famiglia abbandonò la casa poco prima di mezzanotte. Portarono con sé soltanto ciò che riuscivano a trasportare. Mattia chiuse la porta, pur sapendo che una serratura non avrebbe potuto arrestare gli avvenimenti futuri. Miriam si fermò ancora una volta e guardò verso la piccola finestra della propria camera.

«Quando torneremo?», domandò.

Il padre le posò una mano sulla spalla. «Forse non torneremo. Gesù, però, verrà con noi.»

Si mossero in silenzio attraverso le strade e, fuori dalla città, si unirono a un gruppo di famiglie credenti. Gli anziani venivano sostenuti, i bambini portati in braccio e le poche provviste condivise. Nessuno sapeva se oltre la collina successiva li attendessero soldati, briganti oppure strade sbarrate. Continuarono comunque il cammino perché ricordavano le parole di Cristo.

Dopo diverse ore, il figlio più piccolo cominciò a piangere. Anna era esausta, i piedi di Miriam le facevano male e anche Mattia si chiedeva se avesse condotto la propria famiglia in un pericolo che avrebbe potuto evitare. Dietro di loro, Gerusalemme era ancora visibile. La città appariva tranquilla nella luce del primo mattino e nulla lasciava immaginare che i suoi ultimi giorni fossero già cominciati.

Ai margini di un uliveto fecero una breve sosta. Miriam si sedette sopra una pietra e domandò: «Padre, quanto durerà questo periodo difficile?»

Mattia guardò i volti stanchi delle persone che avevano abbandonato ogni cosa perché credevano alle parole di Gesù. Non conosceva la risposta. Non poteva indicare alla figlia una data né prometterle un cammino facile. Ricordò tuttavia una frase che i discepoli avevano conservato dal discorso di Gesù.

«Il Signore ha detto che i giorni della tribolazione saranno limitati», rispose. «Non sappiamo quanto lunghi ci sembreranno, ma sappiamo che non possono durare più di quanto Dio permetterà.»

«Come fai a saperlo?»

«Perché Gesù non ci ha soltanto avvertiti. Ci ha anche dimostrato di aver già guardato nel futuro prima di noi. Prima che vedessimo il pericolo, egli lo conosceva. Prima che sapessimo di dover fuggire, aveva preparato una via. Prima ancora che la tribolazione cominci, egli conosce già l’ora nella quale terminerà.»

Miriam guardò indietro verso la città. Nella luce del mattino, le sue mura apparivano ancora forti e sicure. La strada davanti a lei, invece, era sconosciuta. Nonostante questo, si alzò, prese il proprio fagotto e continuò il cammino insieme agli altri.

Molti anni più tardi avrebbe compreso quanto fosse stata misericordiosa quella breve opportunità. I Romani tornarono, Gerusalemme venne nuovamente circondata e la città attraversò una sofferenza i cui orrori sono difficili da esprimere a parole. L’inaspettata ritirata dell’esercito aveva però aperto ai seguaci di Gesù una finestra temporale nella quale poter fuggire. Il pericolo non era scomparso, ma Dio aveva posto un limite alla sua potenza e aveva preparato una via per il proprio popolo.

Miriam non dimenticò mai ciò che suo padre le aveva detto quella mattina: prima che la tribolazione cominci, Dio conosce già l’ora nella quale terminerà.


1. 📖 Gesù non nasconde la tribolazione futura

La storia ci conduce alle parole pronunciate da Gesù sul monte degli Ulivi. I discepoli gli avevano domandato della distruzione del tempio, del segno del suo ritorno e della fine dell’età presente. Nella propria risposta, Gesù non abbellì il futuro. Parlò di falsi cristi, guerre, carestie, terremoti, persecuzioni e inganni religiosi. Non desiderava però paralizzare i discepoli, ma prepararli.

Gesù disse:

«Allora vi abbandoneranno alla tribolazione e vi uccideranno, e sarete odiati da tutte le nazioni a causa del mio nome. Allora molti cadranno, si tradiranno e si odieranno a vicenda. Sorgeranno molti falsi profeti e ne sedurranno molti; poiché l’iniquità aumenterà, l’amore dei più si raffredderà.»
Matteo 24,9–12

Queste parole dimostrano che la crisi non consisterà soltanto in una pressione esteriore. La persecuzione proveniente dall’esterno si unirà alla seduzione, al tradimento, all’odio e al raffreddamento dell’amore all’interno. Proprio qui si trova uno dei più grandi pericoli della tribolazione. Le persone possono sopravvivere a condizioni esteriori molto difficili e, nello stesso tempo, perire spiritualmente se la loro fiducia crolla, il loro amore si raffredda oppure si allontanano dalla verità.

Per questo Gesù aggiunge:

«Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.»
Matteo 24,13

Perseverare non significa salvarsi mediante la forza della volontà umana, ma rimanere uniti a Cristo quando la pressione aumenta. La fede non resiste perché l’essere umano sia forte per natura, ma perché si aggrappa a un Salvatore potente. Gesù non dirige quindi la nostra attenzione innanzitutto verso la grandezza della tribolazione, ma verso la necessità di una relazione con lui capace di resistere anche sotto pressione.

Chi si occupa soltanto degli avvenimenti può rimanere impreparato nonostante tutte le proprie conoscenze profetiche. Chi invece conosce Cristo, confida nella sua Parola e vive quotidianamente nella sua grazia possiede l’unica preparazione che può davvero sostenerlo durante l’ultima crisi. La conoscenza profetica non deve soltanto informarci, ma unirci più strettamente a Gesù.


2. ⏳ Che cosa significa che i giorni saranno abbreviati?

Gesù afferma che nessuno scamperebbe se quei giorni non fossero abbreviati. In questo modo descrive la dinamica distruttiva del male. Il peccato non contiene in sé alcun limite naturale. Quando non viene arrestato, si diffonde, indurisce i cuori, distrugge le relazioni, abusa del potere e minaccia infine la vita stessa. La storia di Gerusalemme dimostra in modo sconvolgente fin dove possano giungere gli esseri umani quando l’odio, il fanatismo, la lotta per il potere e l’accecamento prendono il sopravvento.

Gesù dichiara però che Dio interviene. L’abbreviazione dei giorni significa innanzitutto che egli impone alla tribolazione un limite temporale. Il male non può agire all’infinito. Non possiede libero accesso alla storia, ma si muove entro i confini stabiliti dalla permissione divina. Incontriamo questa verità già nel libro di Giobbe. Satana voleva distruggere completamente Giobbe, ma Dio disse:

«Ecco, tutto quello che possiede è in tuo potere; soltanto non stendere la mano contro di lui.»
Giobbe 1,12

In seguito a Satana venne concesso un ulteriore margine d’azione, ma Dio stabilì nuovamente un limite chiaro:

«Ecco, egli è in tuo potere; risparmia però la sua vita.»
Giobbe 2,6

Giobbe non sapeva che cosa fosse accaduto in cielo. Vedeva soltanto la perdita dei propri beni, dei propri figli e della propria salute. Ciò che non poteva vedere era il limite che Dio aveva imposto al nemico. Satana poteva opprimerlo, ma non poteva fare ogni cosa. Anche quando Giobbe si sentiva abbandonato, la sua vita rimaneva circondata dal dominio invisibile di Dio.

La medesima verità vale per la grande tribolazione. Gli avvenimenti possono dare l’impressione che il male abbia assunto il controllo completo. Dio, però, rimane Signore dell’inizio, dell’estensione e della fine della crisi. Gesù non afferma: «Forse i giorni saranno abbreviati», ma dichiara: «Saranno abbreviati». Il limite non dipende dalla misericordia dei governanti umani, ma dalla decisione di Dio.

Paolo applica questo principio alla vita personale:

«Nessuna tentazione vi ha colti che non fosse umana; Dio però è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita, affinché possiate sopportarla.»
1 Corinzi 10,13

Questo testo non promette che Dio eliminerà immediatamente ogni prova. Talvolta egli prepara una via d’uscita dalla prova, altre volte apre una strada attraverso di essa. In ogni caso, la sua fedeltà rimane più grande della potenza di ciò che ci opprime.


3. 🏛️ Gerusalemme: il primo adempimento dell’avvertimento

Le parole di Gesù si riferivano inizialmente alla distruzione di Gerusalemme. Egli avvertì i discepoli di un assedio futuro e diede loro un segno riconoscibile:

«Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, sappiate allora che la sua devastazione è vicina. Allora quelli che saranno in Giudea fuggano sui monti.»
Luca 21,20–21

Nel 66 d.C., le truppe romane guidate da Cestio Gallo circondarono la città. Sebbene un’ulteriore avanzata sembrasse possibile, si ritirarono inaspettatamente. Si aprì così una possibilità limitata di fuga. I cristiani ricordarono le parole di Gesù e abbandonarono Gerusalemme prima che cominciasse l’assedio definitivo. Quando i Romani tornarono, la città venne circondata e, nel 70 d.C., seguì la sua distruzione.

L’aspetto decisivo non fu il fatto che i credenti comprendessero tutti gli sviluppi militari. Vennero preservati perché ascoltarono l’avvertimento di Cristo e agirono. Dio aprì una finestra temporale, ma essi dovettero utilizzarla mediante la fede. Se avessero aspettato fino a quando ogni particolare fosse diventato inequivocabile, sarebbe stato troppo tardi.

Qui troviamo una lezione importante per noi. La protezione di Dio non annulla la nostra responsabilità. Quando Cristo parla, non dobbiamo aspettare indefinitamente che la sua Parola venga confermata da circostanze visibili. La fede consiste nell’ubbidire al Signore anche quando la strada non è ancora completamente visibile davanti a noi.

Noè costruì l’arca prima che cadesse la pioggia. Abraamo lasciò la propria patria senza vedere la destinazione del viaggio. Mosè condusse Israele verso il Mar Rosso prima che le acque si dividessero. I cristiani abbandonarono Gerusalemme mentre molti altri interpretavano la ritirata dei Romani come un segno di sicurezza. In ciascuno di questi casi, la fede consistette nel considerare la Parola di Dio più affidabile delle impressioni del momento.


4. 🔥 La lunga tribolazione della comunità cristiana

La profezia di Gesù si estendeva oltre Gerusalemme. La storia della comunità cristiana comprende lunghi periodi di grave persecuzione. Già i primi cristiani vennero arrestati, torturati e uccisi sotto gli imperatori romani. Più tardi sorsero sistemi politico-religiosi che perseguitarono le persone perché desideravano rimanere fedeli alla propria coscienza e alla Parola di Dio.

Daniele aveva previsto l’apparizione di una potenza che avrebbe oppresso il popolo di Dio e attaccato i suoi comandamenti:

«Egli parlerà contro l’Altissimo, perseguiterà i santi dell’Altissimo e penserà di cambiare i tempi e la legge.»
Daniele 7,25

Apocalisse 12 descrive la comunità come una donna costretta a fuggire dal dragone:

«La donna fuggì nel deserto, dove aveva un luogo preparato da Dio affinché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.»
Apocalisse 12,6

Secondo il principio profetico giorno-anno, questi 1260 giorni corrispondono a un periodo storico di 1260 anni. Questo periodo cominciò con il consolidamento della supremazia politico-religiosa del papato medievale e si estese fino al 1798, quando tale potenza subì un grave colpo politico. L’affermazione di Gesù sull’abbreviazione dei giorni indica tuttavia che l’intensa persecuzione non continuò durante l’intero periodo con la medesima violenza.

Ellen White riassume questa relazione con le seguenti parole:

«Nella sua misericordia, Dio abbreviò questa prova di fuoco per il suo popolo.»

Ella spiega poi che l’influenza della Riforma contribuì a frenare la persecuzione ancora prima della conclusione dei 1260 anni. Ellen G. White, Il gran conflitto, capitolo 15: «La Bibbia e la Rivoluzione francese»

La Riforma non fu quindi soltanto un confronto teologico. Attraverso la riscoperta della Bibbia, la proclamazione della giustificazione per fede e la lotta per la libertà di coscienza, Dio pose dei limiti all’oppressione religiosa. La persecuzione non scomparve ovunque né immediatamente, ma il suo potere illimitato venne spezzato. Dio abbreviò la prova di fuoco facendo sorgere la luce, suscitando uomini, guidando gli sviluppi politici e creando spazi nei quali la sua Parola potesse essere nuovamente proclamata in pubblico.

Questo contesto storico dimostra che Dio può abbreviare i giorni in modi diversi. Può aprire una via di fuga, come accadde a Gerusalemme; può suscitare un movimento di rinnovamento, come durante la Riforma; può limitare i sistemi di potere, modificare le condizioni politiche oppure rendere le persone capaci di opporsi all’oppressione. Gli strumenti sono differenti, ma il dominio rimane nelle stesse mani.


5. ⚔️ L’ultima crisi e il limite permanente stabilito da Dio

La profezia di Gesù indica contemporaneamente l’ultima crisi che precederà il suo ritorno. L’Apocalisse descrive un tempo nel quale l’inganno religioso, il potere politico e la pressione economica saranno collegati fra loro. Le persone verranno poste davanti alla decisione se seguire le disposizioni umane oppure rimanere fedeli ai comandamenti di Dio.

«E faceva sì che a tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, fosse imposto un marchio sulla mano destra o sulla fronte e che nessuno potesse comprare o vendere se non chi aveva il marchio.»
Apocalisse 13,16–17

L’ultima crisi non sarà quindi soltanto uno sconvolgimento economico, politico o sociale. Al centro vi sarà la questione dell’adorazione. A chi appartiene la nostra fedeltà suprema? Quale autorità determina la nostra coscienza? Ubbidiremo ai comandamenti di Dio quando l’ubbidienza comporterà degli svantaggi?

Come avventisti del settimo giorno, riconosciamo nel sabato del quarto comandamento un segno particolare dell’autorità creatrice di Dio. Il sabato ci ricorda che non abbiamo creato noi stessi, che non possiamo redimerci da soli e che non siamo in grado di custodirci mediante le nostre forze. Ogni settimana ci invita a riposare nell’opera compiuta da Dio e a confidare in lui come Creatore e Redentore.

«Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. Lavora sei giorni e fa’ tutto il tuo lavoro, ma il settimo giorno è sabato consacrato al Signore, tuo Dio.»
Esodo 20,8–10

Durante l’ultima crisi, la fedeltà alla legge di Dio non sarà preservata dalla semplice conoscenza. Chi oggi conosce il sabato soltanto come una dottrina corretta, ma non ha imparato ad affidare a Cristo l’intera propria vita, non riuscirà a resistere soltanto mediante le informazioni profetiche. L’ultima decisione renderà visibile a chi appartiene già il nostro cuore.

Anche in questo caso, l’abbreviazione dei giorni da parte di Dio significa che l’ultima crisi non durerà senza fine. Apocalisse 17 descrive potenze che agiranno soltanto per un periodo limitato:

«Le dieci corna che hai viste sono dieci re che non hanno ancora ricevuto un regno, ma riceveranno potere regale per un’ora insieme alla bestia.»
Apocalisse 17,12

L’«un’ora» indica la brevità della loro ultima manifestazione di potenza. Il male raggiungerà un culmine spaventoso, ma proprio questo culmine si troverà immediatamente prima della sua fine. Le potenze di questo mondo potranno dare l’impressione di aver ottenuto una vittoria definitiva. In realtà, il loro dominio si starà avvicinando al giudizio di Dio.


6. 🛡️ Essere custoditi non significa essere sempre risparmiati

Dobbiamo comprendere attentamente che cosa intenda la Bibbia per protezione. Dio non preserva sempre i propri figli dalla sofferenza fisica. Molte persone fedeli furono perseguitate, imprigionate oppure uccise. Ebrei 11 racconta inizialmente di persone che mediante la fede conquistarono regni, chiusero le fauci dei leoni e sfuggirono alla spada. Successivamente, però, leggiamo di altri credenti che furono ugualmente fedeli, ma non sperimentarono una liberazione visibile:

«Altri furono torturati, non accettando la liberazione, per ottenere una risurrezione migliore. Altri ancora subirono scherni e flagelli, catene e prigionia. Furono lapidati, segati, messi alla prova e morirono uccisi dalla spada.»
Ebrei 11,35–37

Entrambi i gruppi vissero mediante la medesima fede. Alcuni vennero salvati dal pericolo, mentre altri rimasero fedeli a Dio fino alla morte. Nel suo significato più profondo, essere custoditi significa quindi che nessuna potenza può separarci da Cristo.

Gesù disse ai discepoli:

«Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma neppure un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza guadagnerete le vostre anime.»
Luca 21,17–19

A prima vista, questo testo può apparire contraddittorio. Poco prima Gesù aveva annunciato che alcuni dei suoi seguaci sarebbero stati uccisi, eppure dichiarò che neppure un capello del loro capo sarebbe andato perduto. Parlava di una protezione che giunge più in profondità della vita terrena. Gli esseri umani possono uccidere il corpo, ma non possono sottrarre la vita eterna nascosta in Cristo.

Paolo esprime la medesima certezza:

«Chi ci separerà dall’amore di Cristo? La tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo o la spada? […] Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati.»
Romani 8,35.37

Non siamo vincitori perché ci vengono risparmiate «tutte queste cose». Paolo dichiara che vinciamo «in tutte queste cose». La protezione di Cristo si manifesta nel fatto che la tribolazione non può distruggere la nostra fede, l’angoscia non può spegnere la nostra speranza e la persecuzione non può separarci dal suo amore.


7. 🙏 La fede che resisterà alla tribolazione nasce oggi

La preparazione alla grande tribolazione non comincia accumulando la maggiore quantità possibile di informazioni sugli avvenimenti futuri, ma con la decisione quotidiana di confidare in Cristo. Chi oggi, davanti alle piccole difficoltà, abbandona immediatamente la preghiera, trascura la Parola di Dio oppure agisce contro la propria coscienza, non possiederà improvvisamente una fede incrollabile durante una crisi mondiale. Il carattere si sviluppa attraverso le decisioni della vita quotidiana.

Gesù afferma:

«Chi è fedele nelle cose minime è fedele anche nelle grandi, e chi è ingiusto nelle cose minime è ingiusto anche nelle grandi.»
Luca 16,10

Quando oggi impariamo a rimanere onesti nonostante una menzogna sarebbe più comoda, Dio ci prepara. Quando perdoniamo sebbene il nostro orgoglio sia stato ferito, egli ci prepara. Quando osserviamo fedelmente il sabato nonostante gli altri nutrano aspettative differenti nei nostri confronti, egli ci prepara. Quando consideriamo la Parola di Dio più importante dell’opinione del nostro ambiente, cresce in noi quella fede che potrà resistere anche durante prove più grandi.

Ellen White non descrive la prova futura della fede come un’occasione per recuperare una preparazione trascurata. Ella mostra che il popolo di Dio deve imparare già in precedenza ad aggrapparsi a Cristo. Nella propria descrizione dell’ultima tribolazione sottolinea che, nonostante la paura e una risposta apparentemente ritardata, i credenti non smetteranno di invocare Dio. La loro fede non diminuirà, perché avranno imparato ad aggrapparsi alle promesse di Dio come fece Giacobbe. Ellen G. White, Il gran conflitto, capitolo 39: «Il tempo di angoscia»

Non dobbiamo però confondere la preparazione con il tentativo di produrre mediante le nostre forze una perfezione senza peccato. La nostra sicurezza non risiede nell’idea che un giorno potremo diventare così forti da avere appena bisogno di Cristo. È vero esattamente il contrario. La maturità spirituale significa riconoscere sempre più pienamente che senza Gesù non possiamo fare nulla.

«Dimorate in me e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può portare frutto da sé se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me.»
Giovanni 15,4

La domanda decisiva non è quindi: sono abbastanza forte per affrontare l’ultima crisi? La domanda corretta è: rimango oggi in Cristo? Quando il tralcio rimane unito alla vite, riceve tutto ciò di cui ha bisogno per vivere. Se rimaniamo uniti a Gesù, egli ci donerà per ogni compito la forza necessaria nel momento in cui ne avremo bisogno.


8. 🕊️ Lo Spirito Santo prepara il popolo di Dio

Gesù non annunciò soltanto la tribolazione, ma promise ai discepoli anche l’aiuto dello Spirito Santo:

«Quando vi condurranno per consegnarvi, non preoccupatevi in anticipo di ciò che dovrete dire, ma dite ciò che vi sarà dato in quell’ora, perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo.»
Marco 13,11

Questa promessa non significa che oggi possiamo trascurare la Bibbia. Lo Spirito Santo ci ricorda la Parola che abbiamo accolto, approfondisce la nostra comprensione e ci dona chiarezza e coraggio nell’ora decisiva. La preparazione non consiste quindi in una paura febbrile, ma in una vita che si apre quotidianamente all’opera dello Spirito.

Paolo scrive:

«Non rattristate lo Spirito Santo di Dio, con il quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione.»
Efesini 4,30

Nel contesto di questo versetto, Paolo parla del nostro comportamento quotidiano. L’amarezza, l’ira, le grida, la maldicenza e la malizia devono essere abbandonate, mentre la benevolenza, la misericordia e la disponibilità al perdono devono caratterizzare la nostra vita. Il suggellamento per l’ultima crisi non può quindi essere separato dalla trasformazione del nostro carattere. Lo Spirito Santo ci rende saldi nella verità facendo in modo che essa diventi efficace nella nostra vita.

Non possiamo sperare in una futura effusione dello Spirito Santo mentre oggi respingiamo la sua voce delicata. Quando egli ci invita a confessare un peccato, a ristabilire una relazione, a perdonare qualcuno oppure a ubbidire a un chiaro comandamento di Dio, non dobbiamo aspettare. Ogni correzione accolta approfondisce la nostra sensibilità spirituale, mentre ogni resistenza consapevole indurisce il cuore.

La buona notizia è che Dio stesso desidera compiere quest’opera in noi:

«Il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente; e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Fedele è colui che vi chiama, ed egli farà anche questo.»
1 Tessalonicesi 5,23–24

La nostra santificazione è l’opera di Dio alla quale ci apriamo mediante la fede. Colui che ci chiama ci renderà anche capaci. In questo risiede la nostra speranza.


9. 🤝 Dio custodisce un popolo, non soltanto singoli individui

Nei periodi di paura esiste il pericolo che ciascuno pensi soltanto alla propria sicurezza. La Bibbia descrive però la comunità come un corpo. Quando un membro soffre, tutti soffrono con lui; quando un membro viene consolato, anche gli altri ricevono nuove forze.

«Facciamo attenzione gli uni agli altri per stimolarci all’amore e alle opere buone, senza abbandonare la nostra comune adunanza, come alcuni sono soliti fare, ma esortandoci a vicenda, tanto più che vedete avvicinarsi il giorno.»
Ebrei 10,24–25

Quanto più si avvicina il giorno di Cristo, tanto più necessaria diventa una comunione autentica. Non abbiamo bisogno di una comunità i cui membri partecipino semplicemente al culto gli uni accanto agli altri, ma di una famiglia spirituale nella quale le persone preghino reciprocamente, si incoraggino, portino i pesi degli altri, condividano il cibo, si prendano cura dei malati, accolgano chi è solo e rafforzino chi ha paura mediante le promesse di Dio.

Durante la fuga da Gerusalemme, le famiglie poterono aiutarsi reciprocamente. Gli anziani dovettero essere sostenuti, i bambini portati in braccio e le provviste condivise. Anche durante l’ultima crisi, l’amore altruista costituirà una testimonianza visibile del fatto che lo Spirito di Dio opera nel suo popolo. Satana cerca di separare le persone mediante la paura, mentre Cristo unisce i propri figli mediante l’amore.

«Portate i pesi gli uni degli altri e adempirete così la legge di Cristo.»
Galati 6,2

Una comunità non si prepara quindi al futuro soltanto attraverso seminari profetici. Si prepara anche imparando oggi a vivere nella misericordia, nell’affidabilità e nella riconciliazione reciproca. Se già durante i periodi tranquilli ci combattiamo a causa di piccole differenze, come riusciremo a sostenerci sotto la pressione esteriore? Cristo desidera guarire ora la nostra comunione affinché, durante la crisi, il suo amore non si raffreddi, ma diventi visibile con una luce ancora maggiore.


10. 🌤️ La tribolazione avrà fine perché Cristo ritornerà

Quando Gesù afferma che i giorni saranno abbreviati, dirige il nostro sguardo verso la conclusione della tribolazione. La storia del mondo non procede senza fine da una crisi all’altra, ma si dirige verso il ritorno visibile di Gesù.

«Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più il proprio splendore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scrollate. Allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo.»
Matteo 24,29–30

La grande tribolazione non terminerà perché l’umanità riuscirà a instaurare con le proprie forze un perfetto ordinamento di pace. Terminerà perché Cristo interverrà. Lo stesso Gesù che sul monte degli Ulivi avvertì della tribolazione futura apparirà in potenza e gloria.

«Vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi angeli con gran suono di tromba ed essi raccoglieranno i suoi eletti dai quattro venti.»
Matteo 24,30–31

Osserviamo verso quale evento conducono i giorni abbreviati: il raduno degli eletti. Dio non abbrevia la tribolazione soltanto affinché gli esseri umani possano continuare la vita vissuta fino a quel momento. Egli conclude la storia del peccato per prendere definitivamente con sé il proprio popolo.

Giovanni vide questi redenti davanti al trono di Dio:

«Essi sono coloro che vengono dalla grande tribolazione. Hanno lavato le loro vesti e le hanno rese bianche nel sangue dell’Agnello. Perciò sono davanti al trono di Dio e lo servono giorno e notte nel suo tempio.»
Apocalisse 7,14–15

Non si trovano davanti al trono perché siano riusciti a custodire sé stessi. Le loro vesti sono state lavate nel sangue dell’Agnello. La loro salvezza si fonda interamente sul sacrificio di Gesù. Hanno superato la grande tribolazione perché sono rimasti uniti a colui che li aveva già redenti sulla croce.

Il centro dell’ultimo messaggio non è quindi la tribolazione, ma l’Agnello. Non ci prepariamo pensando continuamente al male, ma contemplando Gesù, accogliendo la sua grazia, ubbidendo alla sua Parola e riflettendo il suo carattere.


🌄 Conclusione: Dio conosce l’ultima ora

Torniamo a Mattia, Anna e ai loro figli. Quella notte abbandonarono Gerusalemme senza sapere quanto sarebbe durata la loro fuga e dove avrebbero trovato una nuova casa. Non possedevano un piano completo per gli anni successivi. Avevano soltanto la parola di Gesù e l’opportunità di agire secondo essa.

Miriam domandò al padre quanto sarebbe durato quel periodo difficile. Egli non poteva indicarle una data, ma poteva offrirle qualcosa di più sicuro di una data: la certezza che Dio conosce già la fine della tribolazione.

Neppure noi conosciamo tutti i particolari di ciò che ci attende. Non sappiamo quali prove personali incontreremo, quanto rapidamente cambieranno gli sviluppi sociali oppure in quale modo comincerà l’ultima crisi. Gesù non ci chiede di conoscere anticipatamente ogni particolare, ma ci invita a confidare in lui.

Forse qualcuno si trova già oggi in un periodo personale di tribolazione. Una malattia dura più a lungo di quanto ci si aspettasse, un peso familiare sembra non avere fine, una preoccupazione economica si risveglia ogni mattina oppure una preghiera sembra rimanere senza risposta. Il nostro testo principale ci ricorda allora che Dio conosce i limiti della nostra prova. Forse non riusciamo a vederli, ma essi esistono.

Davide pregò:

«I miei giorni sono nelle tue mani.»
Salmo 31,16

Il nostro tempo non si trova nelle mani del caso, dei nostri nemici o della crisi, ma nelle mani di Dio. Colui che conosce il principio ha stabilito anche la fine. Non abbandonerà il proprio popolo e non permetterà che la potenza del male continui neppure un’ora più a lungo di quanto la sua saggezza e la sua misericordia consentano.


📣 Appello

Cara comunità, la prima domanda di questo sermone è: confido nella Parola di Gesù anche quando i miei occhi sembrano comunicarmi qualcosa di diverso? I cristiani di Gerusalemme videro un esercito romano che si ritirava. Visibilmente, il pericolo sembrava essere passato, ma la parola di Gesù li invitava ad agire. Anche noi dobbiamo imparare a collocare la Parola di Dio al di sopra delle impressioni del momento, delle maggioranze sociali e delle sicurezze umane.

La seconda domanda è: vivo oggi in un’unione con Cristo capace di sostenermi anche durante una prova più grande? Non dobbiamo aspettare l’inizio dell’ultima crisi. Oggi è il momento di confessare i nostri peccati, coltivare la preghiera, studiare seriamente la Bibbia, santificare fedelmente il sabato, ristabilire le relazioni ferite e permettere allo Spirito Santo di trasformare il nostro carattere.

La terza domanda è: sono disposto a lasciarmi guidare da Cristo anche attraverso una prova che egli non eliminerà immediatamente? Talvolta chiediamo a Dio soltanto di porre fine alla difficoltà. Egli desidera però insegnarci contemporaneamente a confidare in lui nel mezzo della prova. La sua protezione non consiste sempre nel risparmiarci la tempesta, ma nel non permettere alla tempesta di strapparci dalla sua mano.

Se oggi desideri dire: «Signore Gesù, non so che cosa porterà il futuro, ma voglio confidare pienamente in te», prendi ora questa decisione nel tuo cuore. Se riconosci che la paura, le speculazioni profetiche o le sicurezze umane sono diventate più importanti della tua relazione con Cristo, portale a lui. Non chiedergli soltanto di proteggerti dalla crisi futura, ma di renderti oggi una persona saldamente fondata nella sua verità, nel suo amore e nella sua grazia.


🙏 Preghiera conclusiva

Signore Gesù Cristo, ti ringraziamo perché non hai nascosto il futuro ai tuoi discepoli. Hai parlato di tribolazione, persecuzione e seduzione, ma hai unito il tuo avvertimento a una promessa. Ci hai assicurato che i giorni della tribolazione sono limitati e che nessuna potenza può strappare il tuo popolo dalla tua mano.

Perdonaci se, leggendo le profezie, abbiamo guardato più alla crisi che a te. Perdonaci se ci siamo lasciati dominare da notizie spaventose, speculazioni o calcoli umani. Aiutaci a comprendere che non desideri farci vivere nella paura, ma vuoi che rimaniamo vigilanti, sobri e saldi nella fede.

Insegnaci a confidare nella tua Parola più che nei nostri occhi. Donaci l’ubbidienza dei cristiani che abbandonarono Gerusalemme quando apristi per loro una via di fuga. Preservaci dal rimandare la risposta ai tuoi avvertimenti soltanto perché le circostanze visibili appaiono momentaneamente sicure.

Ti chiediamo una fede che non debba nascere soltanto durante l’ultima crisi, ma che cresca in noi già oggi. Aiutaci a rimanere fedeli nelle piccole decisioni quotidiane. Insegnaci ad agire con onestà, a perdonare volentieri, ad amare il sabato, a custodire la tua Parola e a seguire senza esitazione la voce del tuo Spirito Santo.

Purifica i nostri cuori dall’amarezza, dall’orgoglio, dalla fiducia in noi stessi e dal peccato nascosto. Non permettere che cerchiamo di diventare forti per il futuro mediante le nostre forze. Uniscici a te così strettamente come il tralcio è unito alla vite. Fa’ che la tua potenza diventi perfetta nella nostra debolezza e che il tuo amore cresca in noi, affinché non si raffreddi neppure nei periodi di tribolazione.

Ti preghiamo per la tua comunità. Rendici una famiglia spirituale che prega per ciascuno dei suoi membri, porta insieme i pesi e non abbandona nessuno nella sofferenza. Guarisci le relazioni ferite, vinci la diffidenza e insegnaci a vivere già oggi quell’amore altruista che durante la crisi futura renderà visibile il fatto che siamo tuoi discepoli.

Sii particolarmente vicino a tutte le persone che stanno già attraversando un periodo personale di tribolazione. Fortifica i malati, consola coloro che sono in lutto, accompagna chi è solo, provvedi a quanti non sanno come continuare il proprio cammino e dona nuovo coraggio a coloro che aspettano. Quando non elimini immediatamente una prova, dona loro la certezza che ne conosci il limite e che non dimentichi neppure un istante delle loro lacrime.

Preparaci per il tuo ritorno. Preservaci dalla seduzione, rendici saldi nella tua Parola e suggellaci mediante il tuo Spirito Santo. Quando le leggi umane entreranno in conflitto con i tuoi comandamenti, donaci il coraggio di rimanerti fedeli. Non permettere che agiamo per ostinazione o orgoglio, ma per amore verso di te e con una coscienza che appartiene completamente alla tua Parola.

Signore Gesù, non conosciamo la durata di ogni prova, ma conosciamo te. Non sappiamo quanto oscura diventerà l’ultima notte, ma sappiamo che tu hai già stabilito il mattino. Non conosciamo tutte le strade lungo le quali condurrai il tuo popolo, ma sappiamo che non dimenticherai nessuno dei tuoi redenti.

Sostienici saldamente quando le nostre forze verranno meno. Custodisci la nostra fede quando le risposte tardano ad arrivare. Conserva il nostro amore quando l’iniquità aumenterà e dirigi il nostro sguardo verso il momento nel quale ritornerai con grande potenza e gloria.

Ti ringraziamo perché la tribolazione non avrà l’ultima parola. L’ultima parola appartiene a te, nostro Redentore e Re che ritorna. Fino a quel giorno affidiamo nelle tue mani la nostra vita, le nostre famiglie, la nostra comunità e il nostro futuro.

Preghiamo nel tuo santo nome.

Amen.

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