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🌅 RITORNO ALLA FONTE DELLA VITA

Pensieri sabatici per il silenzio, il rinnovamento e l’incontro con Dio


🌿 Incontri con Gesù

🌳 2. Zaccheo


«Quando Gesù giunse in quel luogo, alzò gli occhi e gli disse: “Zaccheo, scendi presto, perché oggi devo fermarmi a casa tua”.»
Luca 19,5


🕊️ Una storia – un uomo che cercava più di quanto riuscisse ad ammettere

Gerico era una delle città più importanti lungo la strada che conduceva a Gerusalemme. Grazie alla sua posizione e all’intensa attività commerciale, la città era prospera e, là dove venivano trasportate merci e conclusi affari, venivano riscossi anche i tributi. Proprio in questo settore Zaccheo aveva trovato la propria posizione. Luca non lo definisce semplicemente pubblicano, ma capo dei pubblicani, aggiungendo espressamente che era ricco. Zaccheo non era quindi un uomo insignificante ai margini della società. Possedeva influenza, responsabilità e probabilmente una sicurezza materiale molto maggiore rispetto alla maggior parte delle persone che incontrava ogni giorno.

Proprio la sua professione, tuttavia, lo aveva reso una persona disprezzata fra i suoi connazionali. I pubblicani lavoravano per la potenza occupante romana e avevano la possibilità di esigere somme superiori ai tributi stabiliti. Ciò che riscuotevano in più potevano trattenerlo per sé. L’intero sistema era quindi particolarmente esposto allo sfruttamento e all’arricchimento personale. Un giudeo che lavorava per questo sistema non veniva considerato soltanto ingiusto, ma spesso anche un traditore del proprio popolo.

Zaccheo aveva fatto carriera all’interno di questo sistema. Aveva raggiunto ciò che molte persone considererebbero desiderabile: prosperità, influenza e sicurezza economica. Nello stesso tempo, però, Luca ci permette di comprendere che nulla di tutto questo aveva soddisfatto una sete più profonda. Quando Zaccheo seppe che Gesù stava attraversando Gerico, desiderò assolutamente scoprire chi fosse.

Forse aveva già sentito raccontare molte cose su di lui. La notizia riguardante Gesù si era diffusa da tempo in tutto il Paese. Le persone parlavano delle guarigioni, delle sue parabole e di un messaggio sul regno di Dio che suonava diverso da tutto ciò a cui erano abituate. Per Zaccheo, però, doveva essere particolarmente importante un altro aspetto: Gesù non aveva paura dei pubblicani. Uno dei suoi discepoli, Matteo, era stato egli stesso un pubblicano prima che Gesù lo chiamasse a seguirlo. Gesù aveva mangiato con persone evitate dalla società religiosa e proprio per questo era stato ripetutamente criticato.

Forse, per la prima volta, Zaccheo aveva permesso a sé stesso di pensare che Gesù potesse avere un messaggio anche per un uomo come lui.

Voleva vederlo.

Quando arrivò alla strada lungo la quale Gesù sarebbe passato, però, una folla gli impedì di avvicinarsi. Luca menziona un particolare apparentemente secondario: Zaccheo era piccolo di statura. In mezzo alla massa compatta delle persone non riusciva a vedere Gesù. Per un uomo della sua posizione sociale sarebbe stato facile rinunciare. Avrebbe potuto tornare a casa dicendo a sé stesso che l’occasione era ormai passata.

La sete presente nel suo cuore, però, era ormai diventata più forte della preoccupazione per la propria dignità.

Zaccheo corse avanti e salì sopra un sicomoro che si trovava lungo la strada. Per un ricco capo dei pubblicani non era un comportamento particolarmente dignitoso. Un uomo adulto della sua posizione normalmente non correva per le strade e certamente non si arrampicava sopra un albero come un bambino. In quel momento, tuttavia, la possibilità di vedere Gesù era evidentemente diventata più importante del controllo sull’impressione che avrebbe suscitato negli altri.

Talvolta un vero incontro con Dio comincia proprio in questo punto: una persona smette di proteggere la propria facciata perché il desiderio di qualcosa di autentico è diventato più forte.

🌿 Quando il desiderio vince l’orgoglio

Zaccheo non aveva ancora parlato con Gesù. Non si era pentito pubblicamente e non aveva ancora messo in ordine il proprio passato. Aveva semplicemente preso una decisione: voleva vedere Gesù ed era disposto, per riuscirci, a compiere qualcosa che gli altri avrebbero potuto considerare ridicolo.

In questo comportamento si trova già un’importante verità spirituale. Spesso Dio comincia la propria opera nella vita di una persona molto tempo prima che il cambiamento esteriore diventi visibile. Un’inquietudine interiore, una domanda sul senso della propria vita, un nuovo desiderio di Dio oppure la consapevolezza che il cammino seguito fino a quel momento non procura un vero appagamento possono essere indizi del fatto che lo Spirito Santo sta già operando nel cuore.

Probabilmente, osservandolo dall’esterno, le persone avrebbero giudicato Zaccheo in modo molto diverso. Vedevano la sua ricchezza e conoscevano la sua professione. Forse sapevano di situazioni nelle quali aveva preteso troppo denaro, e alcuni avevano probabilmente sofferto personalmente a causa delle sue azioni. Per loro era chiaro da molto tempo a quale categoria appartenesse quell’uomo.

Gesù, però, vedeva più profondamente.

Questo non significa che considerasse irrilevante la colpa di Zaccheo. Il seguito della storia dimostrerà proprio che l’incontro con Cristo produsse conseguenze concrete nel suo comportamento e nel suo rapporto con il denaro. Gesù, però, non vedeva soltanto ciò che Zaccheo era diventato, ma riconosceva anche il cuore nel quale era già nato il desiderio di cambiare.

Nella propria narrazione di questo incontro, Ellen G. White spiega che Zaccheo era già stato toccato dal messaggio di Gesù e che in lui era cresciuto il desiderio di una vita diversa. La notizia che Cristo non disprezzava neppure i pubblicani gli aveva donato speranza. Ancora prima che Gesù si fermasse sotto il suo albero, qualcosa aveva già cominciato a muoversi nell’intimo di quell’uomo.

Questo è importante perché, nella maggior parte dei casi, possiamo giudicare soltanto la condizione visibile degli altri. Non sappiamo quali conversazioni Dio abbia già iniziato con il loro cuore. Una persona può apparire esteriormente ancora molto lontana da Dio e aver già cominciato interiormente a cercarlo. Dovremmo quindi essere prudenti prima di considerare qualcuno spiritualmente senza speranza. La storia di Zaccheo ci ricorda che Cristo vede possibilità che per gli altri sono ancora completamente nascoste.

🔥 Quando il successo non placa la fame interiore

Questa storia ci pone contemporaneamente davanti a una domanda scomoda: quanto di ciò che inseguiamo quotidianamente può appagare veramente il nostro cuore? Zaccheo aveva ottenuto denaro, posizione e influenza, eppure era disposto a salire sopra un albero soltanto per poter vedere Gesù. Gli mancava qualcosa che il suo patrimonio non era in grado di sostituire.

Nella Bibbia, i beni materiali non sono automaticamente qualcosa di malvagio. Il problema comincia quando ci aspettiamo che il possesso, il successo o il riconoscimento ci donino un valore e una pace che soltanto la relazione con Dio può offrire. In questo caso, una persona può possedere esteriormente moltissimo e rimanere interiormente povera.

Zaccheo doveva conoscere bene questa tensione. Probabilmente, la sua professione gli aveva garantito un alto tenore di vita, ma nello stesso tempo aveva distrutto delle relazioni e creato diffidenza. Ciò che gli aveva procurato sicurezza lo aveva anche allontanato dalle altre persone. Forse per anni aveva creduto che il guadagno successivo, una posizione ancora migliore o un patrimonio ancora maggiore sarebbero stati finalmente sufficienti. Ora sedeva sopra un albero e aspettava un predicatore itinerante proveniente dalla Galilea.

L’immagine è quasi paradossale: l’uomo ricco siede nascosto fra i rami e aspetta colui che aveva affermato che il Figlio dell’uomo non possedeva un luogo dove posare il capo. Il primo aveva una grande casa, ma il suo cuore cercava pace; l’altro possedeva ben poco di ciò che il mondo definisce sicurezza, ma poteva donare esattamente ciò che Zaccheo desiderava.

Forse proprio qui si trova una delle grandi domande di questo incontro: che cosa rimane quando ciò che abbiamo raggiunto non riesce più a convincere il nostro cuore?

Zaccheo non cominciò rispondendo teoricamente a questa domanda. Fece qualcosa di molto più semplice: si mise in una posizione dalla quale avrebbe potuto vedere Gesù.

🌙 Gesù si avvicina

Dal proprio posto fra i rami, Zaccheo poteva osservare la folla. Forse inizialmente vide Gesù soltanto da lontano. Passo dopo passo, egli si avvicinava, accompagnato dalle persone che desideravano vederlo, ascoltarlo o toccarlo. Probabilmente Zaccheo immaginava già come sarebbe terminato quell’incontro: Gesù sarebbe passato sotto l’albero, lui avrebbe potuto osservarlo per alcuni istanti e poi sarebbe sceso per tornare a casa.

Evidentemente non si aspettava nulla di più.

Quando Gesù raggiunse l’albero, però, non proseguì il cammino.

Si fermò.

Questa breve sosta rivela ora il proprio vero significato. Gesù non si trovava casualmente sotto un albero qualsiasi. Alzò lo sguardo e guardò Zaccheo. L’uomo che aveva cercato un luogo dal quale osservare inosservato venne improvvisamente guardato.

Poi udì pronunciare il proprio nome:

«Zaccheo, scendi presto, perché oggi devo fermarmi a casa tua.»
(Luca 19,5)

Zaccheo aveva desiderato vedere Gesù. Ora scopriva che Gesù lo aveva visto già da tempo.

Forse aveva sperato di scoprire qualcosa su quell’insolito Maestro osservandolo da una distanza sicura. Gesù, invece, trasformò l’osservazione in un incontro personale. Non disse soltanto: «So che sei lassù», ma annunciò che sarebbe entrato nella sua casa.

Proprio questa decisione deve aver sconvolto le persone circostanti. A Gerico vi erano certamente molte case i cui proprietari godevano di una reputazione religiosa migliore di quella di Zaccheo. Vi erano persone con una buona fama che forse avrebbero accolto Gesù con entusiasmo. Cristo, però, scelse proprio la casa del capo dei pubblicani.

In questo modo diventò visibile il significato della grazia. Gesù non aspettò che Zaccheo cambiasse completamente la propria vita prima di avvicinarsi a lui. La sua vicinanza divenne invece lo spazio nel quale il cambiamento poté realmente cominciare.

🌿 «Oggi devo fermarmi a casa tua»

Fra le parole di Gesù risalta in modo particolare un’espressione: «oggi». Gesù non parlò di un futuro indefinito. Non disse a Zaccheo di soddisfare prima determinate condizioni per poi cercarlo nuovamente. L’incontro doveva avvenire in quel momento.

Ancora più significativo è il verbo «devo». Gesù disse: «Oggi devo fermarmi a casa tua». In questo modo, l’incontro acquista una profondità che supera una semplice visita spontanea. Per Cristo, Zaccheo non rappresentava un’interruzione fastidiosa lungo la strada verso Gerusalemme. Quell’uomo faceva parte della sua missione.

Alla fine della storia, Gesù stesso dichiarerà:

«Il Figlio dell’uomo, infatti, è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto.»
(Luca 19,10)

Guardando indietro, comprendiamo ciò che avvenne sotto l’albero. Zaccheo credeva di essere colui che cercava, ma in realtà Gesù era colui che lo stava cercando.

Questo capovolgimento appartiene al cuore del Vangelo. Parliamo spesso di una persona che cerca Dio, ed è giusto farlo. Dietro ogni autentico desiderio di Dio, però, vi è già un Dio che ha cercato per primo l’essere umano. Zaccheo corse avanti, salì sull’albero e desiderò vedere Gesù. Cristo, però, conosceva il suo nome, si fermò sotto il suo albero e condusse l’incontro in un luogo nel quale Zaccheo non avrebbe mai osato portarlo da solo: dentro la propria casa.

Proprio là, come vedremo nella seconda parte, diventerà visibile ciò che accade quando Gesù non viene soltanto osservato da lontano, ma viene realmente accolto. Le persone mormoreranno perché Cristo è entrato nella casa di un «peccatore». Zaccheo, invece, scoprirà che la grazia che lo accoglie non lascia immutata la sua vita. Il suo rapporto con il denaro, con le persone alle quali aveva fatto del male e infine con tutto il proprio passato verrà trasformato.

Il movimento decisivo, tuttavia, è già cominciato: l’uomo sopra l’albero è stato invitato a scendere perché Gesù non desidera soltanto essere visto, ma incontrarlo personalmente.

🕊️ Quando Gesù entrò nella casa

Zaccheo scese rapidamente dall’albero e accolse Gesù con gioia. Luca descrive questo passaggio con grande semplicità, ma proprio in essa risiede la sua forza. L’uomo che fino a poco prima voleva osservare da una distanza sicura aprì ora la propria casa. La curiosità si trasformò in vicinanza, l’osservazione divenne comunione e il breve sguardo rivolto a Gesù si trasformò in un incontro che penetrò fino agli ambiti più nascosti della sua vita.

La folla reagì in modo completamente diverso. Quando le persone videro dove Gesù stava andando, cominciarono a mormorare: «È entrato in casa di un peccatore». Per loro, Zaccheo era già stato classificato. Il suo passato, la sua professione e la sua reputazione determinavano il loro giudizio e, per questo, la decisione di Gesù sembrava incomprensibile. Ai loro occhi, una persona doveva cambiare prima di diventare degna della comunione con un maestro religioso.

Gesù agì esattamente al contrario.

Non aspettò il cambiamento, ma fu la sua presenza a provocarlo.

Questo non significa che Gesù minimizzasse la colpa di Zaccheo. Non disse che la frode fosse irrilevante o che l’ingiustizia non avesse importanza. Sapeva, però, che il vero pentimento nasce raramente dall’umiliazione pubblica. Esso cresce là dove una persona riconosce che Dio la conosce completamente e, nonostante questo, non le volta le spalle.

Nella casa di Zaccheo avvenne quindi qualcosa che cominciò in modo quasi invisibile. Forse mangiarono, forse conversarono oppure Zaccheo ascoltò semplicemente Gesù. Luca non riporta una lunga predicazione e non racconta dettagliatamente il loro dialogo, ma ci mostra direttamente il risultato. L’incontro con Cristo aveva raggiunto il cuore del capo dei pubblicani.

🌿 Una grazia che non lascia nella comodità

A un certo punto dell’incontro, Zaccheo si alzò e disse a Gesù:

«Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri e, se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto.»
(Luca 19,8)

Queste parole dimostrano che la grazia di Cristo non si limitò a tranquillizzarlo, ma lo trasformò. Zaccheo non cominciò soltanto a pensare diversamente a sé stesso, ma guardò improvvisamente con occhi nuovi anche il proprio denaro, le proprie decisioni e le persone alle quali forse aveva fatto del male.

Questo è un importante segno del vero pentimento: esso non si ferma ai sentimenti, ma diventa concreto.

Zaccheo non voleva limitarsi a dichiarare di essere dispiaciuto per il proprio passato, ma era disposto ad assumersene la responsabilità. Là dove aveva danneggiato delle persone, voleva riparare il torto commesso; là dove aveva accumulato beni, voleva imparare a donare. Ciò che prima aveva servito il suo vantaggio personale ricevette un nuovo significato attraverso l’incontro con Gesù.

Proprio per questo la storia è molto lontana da una concezione superficiale della grazia. Gesù accolse Zaccheo prima che egli avesse messo in ordine la propria vita, ma la sua accoglienza non lo lasciò come lo aveva trovato. La grazia e la verità non erano in opposizione. L’amore di Cristo donò a Zaccheo il coraggio di guardare con sincerità la verità sulla propria vita.

Nella sua narrazione di questo incontro, Ellen G. White sottolinea che la vera conversione diventa visibile quando una persona è disposta, per quanto possibile, a riparare il torto commesso. Il pentimento non rimane astratto, ma trasforma concretamente il rapporto con i beni, le responsabilità e il prossimo.
(Cfr. Ellen G. White, La speranza dell’uomo, capitolo dedicato a Zaccheo.)

🔥 Quando i beni perdono il loro posto dominante

Soltanto poche ore prima, Zaccheo era conosciuto come un ricco capo dei pubblicani. La ricchezza apparteneva alla sua identità. Ora cominciava volontariamente a distribuire una parte considerevole dei propri beni.

Che cosa era accaduto?

Gesù non gli aveva spiegato che il denaro fosse privo di valore in sé. Alla presenza di Cristo, però, i beni persero il loro potere sul cuore. Zaccheo aveva scoperto qualcosa di più prezioso di tutto ciò a cui si era aggrappato fino a quel momento.

Questa è forse una delle trasformazioni più profonde che Cristo possa compiere in una persona. Egli non elimina sempre determinate cose dalla nostra vita, ma assegna loro un posto nuovo. I beni possono rimanere beni, il successo può rimanere successo, il lavoro può rimanere lavoro e il riconoscimento può rimanere riconoscimento. Nessuna di queste cose, però, può continuare a occupare il posto che appartiene soltanto a Dio.

Forse per anni Zaccheo aveva cercato di ottenere sicurezza attraverso il denaro. Ora aveva trovato la sicurezza in una relazione. Probabilmente si era protetto mediante la propria influenza, ma ora era capace di lasciare andare. Forse aveva creduto di dover possedere di più per poter valere di più. Ora cominciava a comprendere che il suo valore non dipendeva da ciò che possedeva, ma da colui che lo aveva cercato.

Proprio per questo la generosità divenne improvvisamente possibile.

Chi si aggrappa alla propria vita per paura trova difficile donare. Chi, invece, ha sperimentato di essere sostenuto da Dio non deve più aggrapparsi a ogni cosa.

🌙 «Oggi la salvezza è entrata in questa casa»

Gesù rispose alla dichiarazione di Zaccheo:

«Oggi la salvezza è entrata in questa casa, poiché anche lui è figlio di Abraamo.»
(Luca 19,9)

Con queste parole, Gesù ristabilì pubblicamente qualcosa che la società aveva da tempo negato a Zaccheo. Le persone vedevano in lui un traditore e un peccatore. Gesù ricordò loro che anche quell’uomo apparteneva alla famiglia chiamata da Dio.

L’espressione «figlio di Abraamo» era più di una semplice indicazione genealogica. Essa dimostrava che Zaccheo non si trovava al di fuori della portata della promessa di Dio. Il suo passato non lo aveva escluso dalle possibilità della grazia divina.

Gesù spiegò quindi il significato dell’intero incontro:

«Il Figlio dell’uomo, infatti, è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto.»
(Luca 19,10)

Questa dichiarazione rappresenta la chiave dell’intera storia.

Zaccheo non fu salvato perché era salito sopra un albero. Non fu salvato neppure perché distribuì il proprio denaro. Il suo donare costituiva il frutto di ciò che era accaduto prima: Cristo lo aveva cercato, trovato e accolto. La salvezza era entrata nella sua vita e questo incontro aveva trasformato il suo comportamento.

L’ordine è decisivo.

Non: cambia te stesso affinché Gesù venga da te.

Ma: lascia entrare Gesù nella tua vita e la sua presenza ti trasformerà.


🌾 Il sabato – quando Cristo desidera entrare nella nostra casa

La storia di Zaccheo possiede una profondità particolare per il sabato, perché ci ricorda che Dio non rivendica soltanto una parte del nostro tempo, ma cerca la comunione con noi. Gesù non voleva semplicemente passare davanti a Zaccheo, ma desiderava entrare nella sua casa. In questo si trova una bellissima immagine del sabato: Dio ci dona un periodo santo nel quale non deve essere soltanto contemplato da lontano, ma desidera entrare nella nostra vita.

Possiamo preparare il sabato esteriormente con grande attenzione. Possiamo terminare puntualmente il nostro lavoro, mettere in ordine la casa, preparare il cibo, partecipare al culto e fare in modo che questo giorno si distingua dagli altri giorni della settimana. Tutto questo può essere espressione di amore e riverenza. La storia di Zaccheo, però, ci pone una domanda più profonda: abbiamo preparato soltanto il sabato per Cristo oppure gli abbiamo realmente aperto la porta del nostro cuore?

È possibile osservare un giorno santo e, nello stesso tempo, mantenere Gesù a distanza. Possiamo leggere su di lui, cantare inni e sostenere convinzioni corrette, mentre determinati ambiti della nostra vita rimangono intoccabili. Forse esistono abitudini che cerchiamo di proteggere dalla sua presenza, relazioni nelle quali non siamo disposti alla riconciliazione, preoccupazioni che non vogliamo affidargli oppure decisioni nelle quali preferiremmo non ascoltare la sua voce.

Inizialmente, Zaccheo aveva desiderato soltanto vedere Gesù. Cristo, però, gli disse: «Oggi devo fermarmi a casa tua». Anche il sabato ci pone, settimana dopo settimana, davanti al medesimo invito: Dio non desidera soltanto essere contemplato, ma essere accolto.

Proprio la quiete del sabato crea lo spazio necessario. Durante la settimana è facile evitare le domande interiori. Il lavoro, gli appuntamenti e gli impegni possono coprire ciò che è rimasto irrisolto nel cuore. Durante il sabato, molte di queste occupazioni cessano e, in questa quiete, la presenza di Dio può toccare ambiti dai quali normalmente cerchiamo di allontanarci.

Forse egli ci mostra che abbiamo fatto del male a qualcuno. Forse ci ricorda una conversazione che avremmo dovuto affrontare da tempo. Forse ci rende consapevoli del fatto che il nostro rapporto con il denaro, il successo o il riconoscimento ha occupato troppo spazio. Forse ci mostra anche quanto profondamente siamo condizionati dall’opinione degli altri.

In questo modo, il sabato non è soltanto riposo, ma rinnovamento.

Gesù non entrò nella casa di Zaccheo per creare semplicemente un’atmosfera religiosa piacevole. La sua presenza portò alla luce la verità. Zaccheo cominciò improvvisamente a riflettere in modo molto concreto sulla propria vita. A chi aveva fatto del male? Che cosa doveva cambiare? Che cosa poteva restituire? Dove era ancora possibile riparare il torto commesso?

Anche il nostro riposo sabatico può possedere questa profondità. Riposare davanti a Dio non significa che ogni domanda scomoda debba tacere. Talvolta, proprio nella quiete diventa udibile ciò che durante la settimana è stato coperto dal rumore. Quando Cristo affronta questi aspetti, però, non lo fa per umiliarci, ma perché desidera donarci libertà.

Il sabato ci ricorda nello stesso tempo che non dobbiamo guadagnare il nostro valore mediante le prestazioni. Per sei giorni viviamo in un mondo nel quale molte cose dipendono da ciò che produciamo, possediamo o raggiungiamo. Il sabato interrompe questa logica. Smettendo di lavorare, confessiamo concretamente: la mia vita non dipende soltanto dalla mia produttività; non sono prezioso perché ho lavorato abbastanza; appartengo a Dio prima di poter dimostrare qualsiasi risultato.

Zaccheo sperimentò proprio questo. Gesù si sedette a tavola con lui prima che avesse cominciato a riparare i torti commessi. La comunione fu un dono e da questo dono nacque il cambiamento.

Anche il sabato è quindi grazia prima di essere un compito.

Non entriamo in questo giorno perché durante la settimana precedente abbiamo fatto tutto correttamente. Vi entriamo perché Dio ci chiama. Forse arriviamo con errori, stanchezza, conflitti irrisolti e una settimana trascorsa diversamente da quanto avevamo sperato. Cristo non dice: «Metti prima tutto in ordine e poi vieni». Ci invita alla sua presenza affinché proprio là possa cominciare il cambiamento.

Nello stesso tempo, il sabato non deve diventare un’isola spirituale separata dal resto della vita. Ciò che Zaccheo comprese alla presenza di Gesù produsse conseguenze anche per il giorno successivo. Se durante il sabato sperimentiamo la grazia di Dio, questa grazia dovrebbe plasmare anche la nostra vita quotidiana. Il nostro modo di parlare, amministrare il denaro, trattare le persone, offrire perdono e assumerci le nostre responsabilità può essere trasformato.

Un sabato che ci dona soltanto una serata piacevole, senza toccare nulla nella nostra vita, rimane lontano dalla sua vera ricchezza. Dio ci offre questo tempo santo affinché l’incontro con lui ci orienti nuovamente e ci permetta di entrare nella settimana successiva con un atteggiamento diverso.

Forse una delle domande più importanti di questo sabato non riguarda quindi la correttezza della nostra preparazione, ma la nostra disponibilità ad ascoltare Gesù che ci dice:

«Oggi desidero entrare nella tua casa.»


🤲 Invito

Durante questo sabato, prenditi del tempo non soltanto per parlare a Cristo della tua vita, ma per dargli consapevolmente spazio dentro di essa. Domandagli se esiste un ambito che hai mantenuto a distanza fino a questo momento. Forse riguarda il tuo modo di trattare una persona, le tue priorità, il tuo tempo, i tuoi beni oppure una questione del passato che non è stata ancora risolta.

Non devi nasconderti davanti a lui. Gesù conosceva già Zaccheo prima di fermarsi sotto l’albero. Nonostante questo, lo chiamò per nome e andò a casa con lui.

Il fatto che egli conosca la verità su di noi non costituisce un ostacolo alla sua vicinanza, ma diventa il luogo nel quale può cominciare la sua grazia.


Preghiera

Signore Gesù, ti ringrazio perché non ti limiti a passare accanto alle persone, ma le cerchi e le chiami per nome. Anche me conosci completamente e sai ciò che nella mia vita è visibile e ciò che preferirei tenere nascosto. Nonostante questo, mi inviti ad avvicinarmi a te.

Durante questo sabato entra nuovamente nella mia vita. Mostrami dove il mio cuore si aggrappa a cose che non possono donarmi una vera sicurezza e dove ho rimandato cambiamenti che desideri operare in me da molto tempo. Donami il coraggio di non considerare la verità come una minaccia, ma come parte della tua grazia liberatrice.

Se ho fatto del male a qualcuno, insegnami ad assumermi le mie responsabilità. Se i beni, il successo o il riconoscimento hanno occupato uno spazio eccessivo nella mia vita, metti nuovamente in ordine le mie priorità. Fa’ che il riposo di questo sabato non raggiunga soltanto il mio corpo, ma anche i miei pensieri, le mie decisioni e le mie relazioni.

Ti ringrazio perché non devo meritare il tuo amore. Tu mi vieni incontro prima che io abbia messo tutto in ordine e proprio la tua presenza mi dona la forza di vivere diversamente. Fa’ che da questo incontro crescano frutti che rimangano visibili anche dopo il sabato.

Quando mi sento piccolo, indegno o lontano, ricordami che ancora oggi tu cerchi e salvi ciò che era perduto.

Amen.

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