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🌍 Gesù – 2000 anni dopo

Chi era veramente – e perché continua ancora oggi ad affascinare il mondo?


🏺 SERIE 1 – GESÙ: UOMO, MITO O STORIA?

🔎 Che cosa possiamo realmente sapere su Gesù di Nazaret duemila anni dopo?

📖 Introduzione alla Serie 1

Oggi, quando qualcuno sente il nome di Gesù, quasi mai lo incontra per la prima volta. Questo nome ha segnato troppo profondamente la storia, la cultura, l’arte, il linguaggio, la politica, la musica, la letteratura e la religione. Anche le persone che non appartengono ad alcuna chiesa o che hanno poco a che fare con la fede cristiana conoscono almeno alcune immagini: il bambino di Betlemme, il predicatore della Galilea, l’uomo sulla croce. Eppure proprio questa familiarità può trarre in inganno. Tra il Gesù dei Vangeli, il Gesù delle tradizioni ecclesiastiche, il Gesù della cultura popolare e le immagini che gli uomini si sono formati di lui nel corso dei secoli esistono talvolta differenze considerevoli. Per questo il nostro progetto non comincia con l’affermazione di sapere già tutto su Gesù, ma con una domanda fondamentale: Che cosa possiamo realmente sapere oggi su Gesù di Nazaret?

Questa domanda è più importante di quanto possa sembrare a prima vista. Se Gesù fosse soltanto una figura simbolica religiosa, la cui storia fosse stata inventata molto tempo dopo la sua morte, dovremmo valutare le sue parole e le sue azioni in modo diverso rispetto al caso in cui dietro i Vangeli vi fosse una concreta personalità storica. Se egli visse realmente in Galilea nel primo secolo, insegnò pubblicamente, raccolse seguaci e infine fu crocifisso sotto il dominio romano, allora non ci muoviamo più esclusivamente nell’ambito dell’immaginazione religiosa, ma entriamo anche sul terreno della storia. Proprio per questo uno studio serio su Gesù deve iniziare là dove può iniziare anche la ricerca storica: dalle fonti, dalle testimonianze, dalle datazioni, dalle tradizioni trasmesse e dalla domanda su quanto possano essere affidabili i testi antichi.

Per alcuni cristiani questo approccio può sembrare insolito. Sono cresciuti leggendo i Vangeli direttamente come Parola di Dio e senza sottoporre anzitutto i loro racconti a un esame storico. Per una persona che non condivide questa fede, tuttavia, il punto di partenza è diverso. Essa può giustamente chiedere perché dovrebbe fidarsi di un testo soltanto perché una chiesa lo considera sacro. Se questo progetto vuole davvero rivolgersi a un pubblico ampio, non possiamo evitare simili domande. Non vogliamo chiedere a nessuno di presupporre la fede prima ancora che siano state poste le fondamentali questioni storiche. Per questo prendiamo sul serio il lettore scettico tanto quanto il credente.

Allo stesso tempo, l’indagine storica non deve partire dal pregiudizio che i testi religiosi siano per principio privi di valore. Anche opere antiche che perseguono intenti politici, filosofici o religiosi possono contenere informazioni storiche. Gli storici, quindi, non si limitano a chiedere se un testo sia “religioso” o “non religioso”. Esaminano quando è stato scritto, quali fonti potrebbero essere alla sua base, quanto sia vicino agli eventi narrati, quali interessi persegua l’autore, come le diverse tradizioni siano collegate tra loro e se determinate affermazioni possano essere confermate da testimonianze indipendenti. Sono precisamente queste le domande che ci accompagneranno lungo tutta la prima serie.

Diventerà presto chiaro che la questione storica su Gesù non termina con i quattro Vangeli. Anche al di fuori del Nuovo Testamento si trovano riferimenti a Gesù o al primo movimento cristiano. Autori romani ed ebrei menzionano Cristo, i suoi seguaci o le circostanze nelle quali il movimento cristiano si diffuse. Questi testi non furono scritti per difendere la fede cristiana. Proprio per questo sono interessanti per la ricerca storica. Non rispondono affatto a tutte le domande, ma ci aiutano a comprendere quanto presto Gesù fosse già percepito come una figura reale del recente passato.

Dedicheremo particolare attenzione ai Vangeli. Matteo, Marco, Luca e Giovanni raccontano la stessa grande storia, ma non lo fanno in modo identico. Selezionano eventi differenti, pongono accenti propri e organizzano alcuni elementi in modo diverso. Per alcuni lettori proprio questa diversità appare problematica. Se quattro racconti parlano davvero dello stesso Gesù, perché non sono uguali in ogni punto? Altri vedono invece proprio in questa diversità un segno del fatto che non ci troviamo davanti a un unico racconto riprodotto meccanicamente. Queste domande non devono essere né armonizzate troppo in fretta né drammatizzate. Esamineremo quindi come potrebbero essere nati i Vangeli, quali relazioni esistano tra loro e come le loro differenze possano essere comprese storicamente.

Anche la questione della datazione avrà un ruolo importante. Quanto maggiore è la distanza tra un evento e la sua messa per iscritto, tanto più forte diventa la domanda sulla trasmissione. Allo stesso tempo, però, il mondo antico non può essere giudicato semplicemente secondo i criteri dei media moderni. Le informazioni venivano spesso trasmesse oralmente per lunghi periodi, gli insegnamenti dei maestri venivano memorizzati dai discepoli e i ricordi erano conservati all’interno delle comunità. Dobbiamo quindi chiederci come nacquero le prime tradizioni su Gesù, quanto presto esse diventino riconoscibili e se sia possibile individuare che parti essenziali della tradizione su Gesù esistevano già prima della redazione definitiva dei Vangeli.

Un altro tema sarà l’archeologia. Le scoperte archeologiche non possono dimostrare che Gesù abbia pronunciato una determinata frase o compiuto una determinata guarigione. Possono però confermare o correggere la nostra comprensione dei luoghi, delle condizioni di vita, delle strutture politiche e dei contesti culturali. Sinagoghe, strade, iscrizioni, monete, insediamenti e altri reperti aiutano a collocare storicamente il mondo dei Vangeli. Proprio per questo è importante conoscere tanto le possibilità quanto i limiti degli argomenti archeologici. Un progetto serio non deve né trasformare ogni scoperta in una prova della fede né ignorare il fatto che le testimonianze materiali possono approfondire notevolmente la nostra comprensione del mondo biblico.

Ci chiederemo inoltre che cosa possa essere considerato storicamente certo. Nella ricerca su Gesù esistono molte discussioni riguardo a singole parole, eventi e interpretazioni. Tuttavia, su alcuni punti fondamentali esiste un consenso sorprendentemente ampio: Gesù era un uomo ebreo della Galilea, svolse un’attività pubblica, fu in rapporto con Giovanni Battista, proclamò un messaggio sul regno di Dio, raccolse discepoli e fu crocifisso sotto Ponzio Pilato. Su altre questioni le valutazioni divergono. Il compito di questa serie non consiste dunque nell’eliminare artificialmente ogni incertezza, ma nel distinguere con chiarezza tra affermazioni storiche ben documentate, ricostruzioni plausibili, questioni controverse e convinzioni teologiche.

Proprio questa distinzione è decisiva per l’intero progetto. Quando diciamo che qualcosa è storicamente ben attestato, non intendiamo automaticamente che sia stata dimostrata anche tutta la sua importanza teologica. E quando, da una prospettiva cristiana avventista, comprendiamo un testo biblico come rivelazione di Dio, non dobbiamo fingere che questo passo di fede sia identico a una conclusione storica che ogni ricercatore dovrebbe necessariamente trarre indipendentemente dalla propria visione del mondo. Fede e ricerca storica non sono la stessa cosa, ma non devono neppure essere trattate come nemiche. La ricerca storica può esaminare ciò che le persone hanno riferito, creduto e fatto. La fede pone inoltre la domanda se Dio abbia agito in quegli eventi.

Questo progetto è scritto consapevolmente da una prospettiva cristiana avventista. Crediamo che Gesù Cristo sia molto più di una figura notevole dell’antichità e che la Bibbia non sia semplicemente un documento umano sulle esperienze religiose. Tuttavia non vogliamo usare questa convinzione come sostituto degli argomenti. Proprio perché crediamo che la verità possa resistere all’esame, le domande storiche possono essere poste apertamente. Non dobbiamo nascondere le incertezze, evitare i passi difficili o caricaturare le posizioni opposte. Una fede che potesse sopravvivere soltanto finché nessuno pone domande critiche sarebbe poco convincente.

Da una prospettiva avventista, la questione di Gesù possiede inoltre un significato che va molto oltre la semplice curiosità biografica. Al centro della grande storia biblica vi è un conflitto riguardante il carattere di Dio. Dio è degno di fiducia? Il suo governo è giusto? L’ubbidienza significa oppressione oppure conduce alla vita? La teologia avventista descrive spesso questo contesto come il grande conflitto tra Cristo e Satana. Quando esaminiamo Gesù, quindi, non ci occupiamo soltanto di un maestro vissuto duemila anni fa. Secondo la comprensione biblica, nella sua vita diventa visibile come Dio è realmente. Le sue parole, le sue relazioni, il suo modo di esercitare il potere, il suo comportamento verso i deboli e il suo cammino fino alla croce avranno in seguito un ruolo centrale nel progetto. Ma prima di sviluppare questi più ampi collegamenti teologici, dobbiamo chiarire su quale terreno storico ci troviamo.

È altrettanto importante non separare Gesù dal suo mondo ebraico. Egli non era un fondatore religioso europeo che comparve per caso nel Medio Oriente. Gesù visse come ebreo, conosceva le Scritture d’Israele, frequentava le sinagoghe, partecipava alle feste ebraiche e parlava a persone il cui pensiero era stato plasmato dalla storia d’Israele. Concetti come Messia, regno di Dio, legge, tempio o Figlio dell’uomo possono essere compresi soltanto se si considera il loro retroterra ebraico. Già in questa prima serie emergeranno quindi ripetutamente collegamenti con quel mondo, anche se lo esamineremo in modo più approfondito soltanto nella seconda serie.

Un problema particolare nasce dal fatto che nel corso della storia Gesù è stato ricoperto da moltissime rappresentazioni diverse. Alcuni vedono in lui soprattutto il mite maestro morale, altri il critico sociale rivoluzionario, altri ancora un predicatore apocalittico, un filosofo, un mistico o un combattente politico. Ogni generazione sembra essere tentata di plasmare Gesù a propria immagine. Per questo dobbiamo tornare continuamente alle fonti più antiche disponibili. La domanda decisiva non è anzitutto quale Gesù la nostra epoca vorrebbe avere, ma quale Gesù ci permettono di riconoscere le testimonianze più antiche.

Questo metodo richiede pazienza. Probabilmente non concluderemo ogni articolo con una risposta spettacolare. A volte un importante progresso consiste proprio nel sapere con maggiore precisione ciò che non possiamo sapere. La serietà storica non si manifesta nel dare una risposta assoluta a ogni domanda, ma nel rendere trasparenti i diversi gradi di certezza. Quando un’affermazione è ben documentata, lo diremo. Quando sono possibili più spiegazioni, le distingueremo. Quando un’affermazione si basa su una tradizione successiva, lo indicheremo chiaramente. E quando trarremo una conclusione teologica, dovrà essere evidente che stiamo lasciando il campo della ricostruzione puramente storica e interpretando il messaggio biblico da una prospettiva cristiana avventista.

Proprio qui si apre una possibilità preziosa. Chi già conosce Gesù come Figlio di Dio può scoprire quanto profondamente la fede cristiana sia radicata nella storia concreta. Chi dubita può esaminare se le proprie idee precedenti su Gesù corrispondano davvero alle fonti. Chi ha avuto brutte esperienze con la religione ha la possibilità di distinguere tra Gesù stesso e il comportamento delle istituzioni religiose. E chi finora sa molto poco di lui può cominciare veramente dall’inizio, senza doversi giustificare per la mancanza di conoscenze precedenti.

Nei prossimi diciotto articoli procederemo quindi passo dopo passo. Cominceremo dalla domanda apparentemente semplice se Gesù sia realmente esistito. Poi esamineremo che cosa possiamo fondamentalmente sapere di lui e quali tracce esistano al di fuori della Bibbia. Tacito, Giuseppe Flavio e altre voci dell’antichità saranno considerati insieme ai Vangeli stessi. Ci chiederemo chi fossero i loro autori, come siano nati questi testi, quali somiglianze e differenze presentino, se vi siano possibili abbellimenti e quali siano i criteri dell’affidabilità storica. Infine ci rivolgeremo all’archeologia e chiederemo se Gesù fosse soltanto uno dei molti predicatori itineranti del suo tempo oppure se già la sua attività storicamente riconoscibile lasci intravedere qualcosa che possa contribuire a spiegare il suo impatto straordinario.

Alla fine di questa prima serie, quindi, non avremo semplicemente una lista di date e fatti. Dovremmo essere maggiormente in grado di distinguere tra il Gesù delle leggende successive, il Gesù delle proiezioni moderne e il Gesù che incontriamo nelle fonti più antiche. Solo allora sarà aperta la strada verso la prossima grande domanda: in quale mondo viveva realmente quest’uomo? Perché parlava nel modo in cui parlava? Perché alcune persone lo comprendevano immediatamente, mentre altre percepivano le sue parole come una provocazione? E perché proprio in questa piccola parte dell’Impero romano nacque un movimento che avrebbe finito per cambiare la storia del mondo?

Il nostro viaggio, dunque, non comincia deliberatamente né a Betlemme, né con un miracolo, né con la croce. Comincia con la più sobria di tutte le domande: Questo Gesù è realmente esistito, e che cosa possiamo ancora sapere di lui duemila anni dopo? Chi è disposto a seguire questa domanda senza paura e senza risposte affrettate ha già compiuto il primo passo.

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