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🌾 Scuola del Sabato compatta

Comprendere, approfondire e vivere la lezione settimanale.


✉️ LE LETTERE DI PAOLO AI CORINZI


⚔️ Lezione 12: I falsi maestri

Fedeltà al Vangelo con mansuetudine e chiarezza spirituale

📅 Settimana di studio: 12–18 settembre 2026
🕊️ Sabato: 19 settembre 2026
🏛️ 3° trimestre 2026: 1 e 2 Corinzi

La dodicesima lezione ci conduce negli ultimi grandi confronti della seconda lettera ai Corinzi. Paolo deve affrontare non soltanto attacchi personali, ma anche insegnanti che hanno acquistato influenza nella chiesa e che rischiano di allontanare i Corinzi dalla loro completa fedeltà a Cristo. Per questo parla con insolita chiarezza del combattimento spirituale, dell’autoesaltazione, di un Vangelo falsificato, dei segni distintivi dei veri e dei falsi servitori e della necessità dell’esame personale. La sua fermezza, tuttavia, non è in contrasto con la mansuetudine di Cristo. Proprio qui si trova il punto centrale della lezione: la verità deve essere difesa, ma con le armi di Dio; l’errore deve essere riconosciuto senza lasciare che l’orgoglio umano domini il confronto; e perfino la correzione più severa deve avere come obiettivo finale il ristabilimento. La lezione ufficiale della settimana si concentra su 2 Corinzi 10–13 e collega costantemente la chiarezza spirituale alla fedeltà a Cristo.


💎 Versetto da memorizzare

«Infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma potenti davanti a Dio per distruggere le fortezze.»
2 Corinzi 10:4

Paolo utilizza consapevolmente il linguaggio della guerra, ma non lascia alcun dubbio sul fatto che questo combattimento non debba essere condotto con i normali mezzi dei conflitti umani. La chiesa non difende la verità mediante manipolazione, intimidazione, attacchi personali o giochi di potere. Le sue armi vengono da Dio e sono dirette contro pensieri, ragionamenti e inganni spirituali che allontanano le persone da Cristo. Il combattimento spirituale consiste quindi soprattutto nell’esaminare le false concezioni alla luce della Parola di Dio e nel ricondurre il pensiero sotto l’autorità di Cristo.

Proprio per questo il versetto da memorizzare diventa un importante avvertimento. È possibile combattere per una causa giusta usando mezzi sbagliati. Paolo collega quindi esplicitamente la propria fermezza alla «mansuetudine e dolcezza di Cristo». La verità richiede coraggio, ma il coraggio cristiano non deve mai perdere il carattere di Cristo.


🧭 Di che cosa si tratta?

A Corinto erano comparsi insegnanti che screditavano Paolo, mettevano in discussione la sua autorità e si presentavano come guide spirituali particolarmente importanti. Evidentemente impressionavano per il loro modo di presentarsi, per l’auto-raccomandazione e per la forza retorica. Paolo non reagisce con tanta decisione perché il suo prestigio personale sarebbe stato ferito. La sua vera preoccupazione riguarda la chiesa. Egli teme che i Corinzi possano essere allontanati dalla semplice ed esclusiva devozione a Cristo e finiscano per accettare un altro Gesù, un altro spirito e un altro Vangelo.

Diventa così evidente perché la falsa dottrina non sia mai soltanto una questione accademica. Le idee riguardanti Dio, Cristo, la salvezza e la vita cristiana finiscono per modellare la fede e il comportamento delle persone. Paolo difende quindi il Vangelo perché ama le persone che devono essere salvate attraverso di esso.

Allo stesso tempo, la lezione mostra che non chiunque usi un linguaggio religioso o pronunci il nome di Gesù insegna automaticamente in modo affidabile. La domanda decisiva non è quanto un insegnante appaia impressionante, ma se il suo messaggio concordi con il Vangelo apostolico e conduca le persone a una maggiore fedeltà verso Cristo. Il discernimento spirituale appartiene quindi alle caratteristiche indispensabili di una chiesa matura.


📖 La lezione in sintesi

⚔️ 12.1 Guerra spirituale

Combattere con la mansuetudine di Cristo e la forza della verità

Paolo inizia 2 Corinzi 10 con un’accostamento che a prima vista potrebbe sembrare contraddittorio. Da una parte fa appello alla mansuetudine e alla dolcezza di Cristo, dall’altra parla di guerra, armi, fortezze e abbattimento di falsi ragionamenti. Proprio questa combinazione, tuttavia, rivela il carattere del confronto cristiano. Mansuetudine non significa debolezza e fermezza spirituale non significa durezza.

A quanto pare, gli avversari di Paolo lo descrivevano come coraggioso nelle lettere quando era lontano, ma debole negli incontri personali. La sua risposta non consiste nel dimostrare quanto possa essere duro. Egli mostra piuttosto che l’autorità cristiana possiede un carattere diverso. Deve edificare e non distruggere. Tuttavia deve agire con decisione là dove le persone vengono allontanate da Cristo mediante idee false.

Le «fortezze» contro le quali Paolo combatte non sono quindi le persone, ma sistemi di pensiero, ragionamenti e pretese arroganti che si innalzano contro la conoscenza di Dio. Le persone devono essere conquistate, mentre l’errore deve essere respinto. Questa è una differenza decisiva. Chi trasforma una persona in un nemico diventa facilmente offensivo e spietato; chi invece comprende che il vero combattimento riguarda i pensieri, la verità e la fedeltà a Cristo può opporsi con fermezza all’errore continuando al tempo stesso ad amare la persona.

Questo principio è particolarmente importante nei confronti odierni. Le discussioni teologiche possono rapidamente diventare personali, soprattutto quando si aggiungono i social media, i dibattiti pubblici e forti polarizzazioni. Paolo ci ricorda che la verità di Dio non ha bisogno dell’aggressività umana. Ha bisogno di chiarezza, fondamento biblico, preghiera e del carattere di Gesù.


👑 12.2 Gloriarsi nel Signore

La vera proclamazione non cerca l’autoesaltazione, ma l’onore di Cristo

I falsi insegnanti di Corinto si confrontavano tra loro e raccomandavano se stessi. Paolo definisce questo comportamento privo di saggezza. Chi misura continuamente la propria importanza spirituale sulla base del confronto con gli altri ha già scelto un criterio sbagliato. Il ministero spirituale non è una competizione per ottenere influenza, visibilità, riconoscimento o ammirazione.

Paolo cita quindi il principio: chi si gloria, si glori nel Signore. Dietro questa affermazione vi è Geremia 9, dove Dio dichiara che l’uomo non deve gloriarsi della propria sapienza, forza o ricchezza, ma del fatto di conoscere Dio e di comprendere il suo carattere di amore, giustizia e rettitudine. Per Paolo questo significa che, se attraverso il suo ministero accade qualcosa di buono, la gloria appartiene a Cristo.

Questo atteggiamento protegge il ministero cristiano da un meccanismo pericoloso. Anche l’opera spirituale può diventare un palcoscenico per il proprio ego. I predicatori possono essere confrontati tra loro, le chiese valutate in base alle dimensioni e i progetti spirituali trasformati in prove del successo personale. Paolo non nega che i frutti possano diventare visibili. Rifiuta però l’idea che la grandezza umana sia il criterio dell’approvazione di Dio.

Un ministero autentico quindi non domanda prima di tutto: «Come appaio rispetto agli altri?», ma: «Cristo è stato esaltato attraverso il mio ministero?» Quando questa domanda viene presa seriamente, cambia anche il rapporto con gli altri collaboratori. La competizione può lasciare spazio alla collaborazione, perché il successo di un’altra persona non deve più essere percepito come una minaccia. Se Cristo riceve la gloria, il servitore può rallegrarsi che il Vangelo avanzi, indipendentemente dalla persona attraverso la quale Dio opera.


🎭 12.3 Identificare i falsi insegnanti

La vera fedeltà a Cristo riconosce ed esamina ogni falso messaggio

In 2 Corinzi 11 Paolo diventa particolarmente esplicito. Paragona la chiesa a una sposa che deve appartenere a Cristo ed esprime il timore che i suoi pensieri possano essere sedotti come Eva fu sedotta dal serpente. Il pericolo consiste nel fatto che l’inganno può presentarsi in forma religiosa. I falsi insegnanti non si presentano apertamente come avversari di Cristo, ma come suoi servitori. Paolo mette quindi in guardia dal confondere la pietà esteriore o un’apparenza impressionante con l’autorizzazione divina.

Il suo criterio più importante è il messaggio stesso. Egli parla di «un altro Gesù», «un altro spirito» e «un altro Vangelo». Diventa così chiaro che il solo nome di Gesù non garantisce la verità. La questione decisiva è quale Gesù viene proclamato, come viene compresa la salvezza e se il messaggio concorda con la testimonianza apostolica della Scrittura.

Questo avvertimento rimane attuale. La falsa dottrina non deve sempre consistere in una completa negazione del cristianesimo. Più spesso nasce attraverso uno spostamento degli accenti. Alcune verità vengono enfatizzate eccessivamente mentre altre vengono messe da parte; le speculazioni umane ricevono lo stesso rango della Scrittura; le esperienze personali diventano il criterio definitivo; oppure i testi biblici vengono interpretati in modo da confermare semplicemente un’opinione già stabilita.

Per questo la chiesa non ha bisogno di nutrire sospetto verso ogni nuova idea, ma ha certamente bisogno di discernimento spirituale. Una chiesa matura non accetta acriticamente un messaggio soltanto perché è emotivamente convincente, retoricamente impressionante o presentato da una personalità conosciuta. Essa interroga la Scrittura, guarda a Cristo e considera i frutti.

Paolo arriva perfino a dire che Satana si traveste da angelo di luce. In questo modo sottolinea che l’inganno è pericoloso proprio perché non appare sempre come inganno. La vigilanza spirituale significa quindi conoscere bene la verità. Chi conosce profondamente il Vangelo riconosce più facilmente quando il suo centro viene spostato.


⛓️ 12.4 Soffrire per amore del Vangelo

Il servizio fedele si manifesta nella sofferenza, nell’umiltà e nella dipendenza dalla potenza di Dio

Dopo che i falsi insegnanti si erano apparentemente vantati delle loro qualifiche e della loro importanza, anche Paolo comincia, in modo insolito, a «vantarsi». Lo fa però espressamente controvoglia e quasi con ironia. Se le realizzazioni umane devono diventare il criterio, anch’egli potrebbe presentare un elenco impressionante. La sua origine ebraica non è inferiore a quella dei suoi avversari e il suo ministero per Cristo lo ha condotto attraverso prove straordinarie.

Paolo menziona prigionie, percosse, lapidazione, naufragi, viaggi pericolosi, fame, sete, mancanza di sonno, freddo e pericoli continui. A tutto questo si aggiunge la preoccupazione quotidiana per le chiese. Questo elenco non è un tentativo di glorificare la sofferenza. Paolo vuole mostrare quanto profondamente la sua concezione del ministero differisca da quella dei suoi avversari. Mentre essi si definiscono attraverso forza e prestigio, Paolo porta i segni di una vita spesa per il Vangelo.

Ma anche qui egli non si ferma alle proprie realizzazioni. In 2 Corinzi 12 conduce il pensiero al suo vero punto culminante: la potenza di Dio diventa visibile proprio nella debolezza umana. Paolo non deve dimostrare di essere invulnerabile. La sua dipendenza dalla grazia di Dio diventa essa stessa un segno distintivo del suo ministero.

Paolo corregge così anche un malinteso oggi molto diffuso. Successo, salute, influenza e una vita priva di problemi non sono automaticamente prove di una particolare autorità spirituale. Allo stesso modo, la sofferenza non è automaticamente un segno di mancanza di fede. La vita di Paolo mostra piuttosto che la fedeltà a Cristo conduce talvolta proprio attraverso le difficoltà.

La differenza sta in ciò che queste difficoltà producono in noi. Paolo non permette che lo separino da Cristo. Esse lo conducono a una dipendenza ancora più profonda dalla potenza di Dio e gli impediscono di rendere se stesso il centro del proprio ministero.


🪞 12.5 Appello a coloro che non si sono pentiti

L’amore chiama al ravvedimento affinché Cristo rinnovi la chiesa

Alla fine della seconda lettera ai Corinzi, Paolo rivolge nuovamente lo sguardo alla chiesa. Si prepara alla sua terza visita e teme di trovare ancora dispute, gelosia, ira, egoismo, maldicenze, orgoglio, disordine e persone che non si sono pentite della loro impurità e dei loro peccati sessuali. La sua preoccupazione mostra che la falsa dottrina e il comportamento sbagliato non possono essere separati l’uno dall’altro. Un pensiero errato può favorire una condotta errata, mentre un cuore che non vuole affrontare determinati peccati può diventare particolarmente ricettivo verso insegnamenti che minimizzano quei peccati.

Paolo annuncia quindi, se necessario, la disciplina ecclesiastica, ma anche qui il suo vero obiettivo rimane il ristabilimento. Egli scrive esplicitamente di pregare per il loro perfezionamento. La correzione cristiana non trova il proprio senso nel punire le persone o nel dimostrare autorità. Deve aiutarle a riconoscere il peccato, a ravvedersi e a vivere nuovamente nella potenza di Cristo.

Proprio per questo, in 2 Corinzi 13:5 troviamo uno degli appelli più personali di questa lezione: «Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede.» Paolo non invita i Corinzi soltanto a esaminare i falsi insegnanti. Devono esaminare anche se stessi.

Questo è un equilibrio decisivo. La vigilanza spirituale può diventare pericolosa quando cerca esclusivamente gli errori degli altri. Una persona può riconoscere con precisione le false dottrine e tuttavia trascurare l’orgoglio, la mancanza d’amore o il peccato non abbandonato nella propria vita. Il discernimento biblico non comincia quindi soltanto con la domanda: «Che cosa c’è di sbagliato in loro?», ma anche con la domanda: «Sto vivendo io stesso in una relazione viva e ubbidiente con Cristo?»

L’esame di sé non significa cercare continuamente e con ansia segni del fatto che Dio possa averci rigettati. Significa esporre onestamente la nostra vita alla luce della sua Parola. Dove Cristo vive realmente in noi, questo non significherà perfezione senza lotta, ma disponibilità al ravvedimento, crescita e desiderio di ubbidirgli.


12.6 Riassunto

Fedeltà al Vangelo nella lotta contro l’errore e l’inganno spirituale

L’intera lezione conduce a una forma equilibrata di fedeltà spirituale. Paolo non è né indifferente verso la falsa dottrina né dominato da uno spirito combattivo. Egli unisce chiarezza e mansuetudine, autorità e umiltà, correzione e ristabilimento, vigilanza verso gli altri ed esame sincero di se stesso.

La falsa dottrina diventa pericolosa quando distoglie l’attenzione da Cristo, modifica il Vangelo o pone la grandezza umana al posto della grazia. Proprio per questo la chiesa ha bisogno di una solida conoscenza biblica. Chi conosce la Scrittura soltanto superficialmente può essere facilmente mosso da nuove affermazioni impressionanti. Chi invece impara a leggere la Bibbia nel suo contesto e a riconoscere Cristo come il suo centro possiede una base molto più solida per il discernimento.

Allo stesso tempo, Paolo ricorda che la verità non viene protetta dall’orgoglio. Una persona può argomentare correttamente sul piano teologico e tuttavia muoversi spiritualmente nella direzione sbagliata se il suo comportamento è dominato da orgoglio, competizione o mancanza d’amore. La fedeltà al Vangelo non significa quindi soltanto possedere dottrine corrette, ma anche difendere questa verità con la mente e lo spirito di Cristo.


🔎 Un pensiero più profondo

L’inganno più pericoloso spesso assomiglia quasi alla verità

Gli errori evidenti sono generalmente più facili da riconoscere. La difficoltà aumenta quando un messaggio contiene molte affermazioni corrette, ma viene spostato nei punti decisivi. Proprio qui si trova la forza dell’inganno religioso. Paolo non descrive i falsi insegnanti come persone che predicano apertamente contro Gesù. Essi si presentano come apostoli di Cristo.

Non basta quindi udire alcuni termini familiari. «Gesù», «Spirito», «Vangelo», «grazia» o «verità» possono essere utilizzati e tuttavia riempiti di significati diversi. La chiesa deve imparare a considerare il contesto complessivo. Quale immagine di Cristo emerge? Quale ruolo ha la sua croce? Come viene compreso il peccato? In che cosa consiste la salvezza? Quale posto occupa la Parola di Dio? Dove conduce questo messaggio nella vita?

In un’epoca caratterizzata da innumerevoli sermoni, video, podcast e voci religiose, questa capacità è particolarmente importante. Mai prima d’ora il contenuto spirituale è stato così facilmente accessibile, ma la facilità di accesso non significa automaticamente affidabilità. Il cristiano non ha quindi bisogno di uno spirito di sospetto permanente, ma di un discernimento tranquillo e fondato sulla Bibbia.

La migliore protezione contro il denaro falso non consiste nell’imparare a memoria ogni possibile contraffazione, ma nel conoscere molto bene l’originale. Allo stesso modo, il discernimento spirituale cresce soprattutto quando Cristo e la sua Parola diventano sempre più familiari.


🔗 La Bibbia spiega la Bibbia

Matteo 7:15–20 mostra che Gesù stesso mise in guardia contro i falsi profeti. Il suo invito non consiste nell’accettare ogni affermazione sulla base dell’apparenza esteriore, ma nell’osservare i frutti. Un messaggio deve quindi essere esaminato sia alla luce della verità sia in base al suo effetto spirituale.

Galati 1:6–9 mostra la fermezza con cui Paolo respinge un Vangelo falsificato. Anche se un angelo dal cielo proclamasse un messaggio contrario al Vangelo ricevuto, la sua manifestazione soprannaturale non dovrebbe diventare il criterio. La verità è al di sopra della sensazione religiosa.

Atti 17:11 descrive i Bereani come persone che esaminavano perfino la predicazione di Paolo alla luce delle Scritture. Paolo non si sentì offeso da questo. Al contrario, il loro atteggiamento viene espressamente lodato. L’autorità spirituale non richiede obbedienza cieca.

Efesini 6:10–17 completa infine l’immagine della guerra spirituale. L’armatura di Dio è composta da verità, giustizia, Vangelo, fede, salvezza e Parola di Dio. Anche lì il combattimento non è contro «carne e sangue», ma contro potenze spirituali. La chiesa non deve quindi trasformare gli uomini in nemici, ma rimanere salda nella verità di Dio.


💬 Domande per riflettere

Come possiamo essere allo stesso tempo mansueti e decisi nel contrastare la falsa dottrina? Paolo mostra che le due cose possono stare insieme soltanto quando Cristo è più importante del nostro ego. La fermezza si rivolge contro l’errore, mentre la mansuetudine non perde di vista la persona. Chi vuole soltanto vincere diventa facilmente duro; chi vuole salvare cerca chiarezza e, allo stesso tempo, una via verso il cuore.

Come possiamo riconoscere se un messaggio cristiano è affidabile? Il criterio più importante rimane la Sacra Scrittura. A questo si aggiungono la domanda su quale Cristo venga proclamato, la comprensione del Vangelo e i frutti spirituali. Popolarità, carisma, esperienze straordinarie o grande visibilità non possono mai sostituire la verità.

Che cosa significa «gloriarsi nel Signore»? Non significa negare le realizzazioni o fingere che l’impegno umano non abbia importanza. Significa collocare correttamente l’origine e lo scopo del ministero. I doni, i frutti e le opportunità sono doni di Dio; perciò la gloria finale appartiene a lui e non al servitore.

Perché Paolo, dopo tutti i suoi avvertimenti contro i falsi insegnanti, invita i membri della chiesa a esaminare se stessi? Perché i pericoli spirituali non si trovano esclusivamente al di fuori di noi. Chi difende la verità deve egli stesso rimanere sotto l’autorità della verità. La domanda «Sono nella fede?» ci protegge dal parlare con grande chiarezza degli errori degli altri trascurando contemporaneamente la nostra relazione con Cristo. Questo esame di sé appartiene espressamente alle domande centrali di discussione della lezione ufficiale.


🌱 Comprendere – approfondire – vivere

Comprendere significa innanzitutto, in questa lezione, riconoscere che la falsa dottrina non è una differenza d’opinione insignificante quando modifica il carattere di Cristo, il Vangelo o la via della salvezza. Paolo reagisce con tanta serietà perché sono in gioco delle persone. Allo stesso tempo, il suo atteggiamento mostra che la verità non deve mai rinunciare al carattere di Gesù.

Approfondire significa imparare a distinguere tra autentica autorità spirituale e autopromozione umana. Paolo non fa appello allo status, alla personalità o all’effetto retorico, ma alla sua vocazione, alla sua fedeltà, alle sue sofferenze e soprattutto alla potenza di Dio nella sua debolezza. La credibilità spirituale non nasce dal fatto che qualcuno renda grande se stesso, ma dal fatto che Cristo diventi visibile in modo credibile attraverso la sua vita.

Vivere significa infine esercitare il discernimento biblico. Possiamo esaminare sermoni, libri, video e affermazioni religiose senza cadere in uno spirito di critica permanente. Allo stesso tempo, poniamo sempre di nuovo noi stessi sotto l’autorità della medesima Parola. L’atteggiamento più sicuro non è quindi né la credulità né la diffidenza, ma un profondo radicamento in Cristo e nella Scrittura.


📜 Ellen White sul tema

La lezione del venerdì rimanda, tra l’altro, alle dichiarazioni di Ellen White sulla chiesa di Laodicea e a Counsels to Writers and Editors. In questi scritti ella mette seriamente in guardia contro insegnanti che diffondono l’errore in una forma convincente e religiosamente attraente, sottolineando quindi la necessità di esaminare attentamente ogni insegnamento alla luce della Parola di Dio. Ella mette inoltre in guardia contro il pericolo di considerare praticamente infallibile un’opinione personale sostenuta per molto tempo e di interpretare poi la Bibbia in modo che confermi soltanto la posizione già posseduta.

Proprio questo secondo pensiero è decisivo nel modo di affrontare le false dottrine. L’esame spirituale non deve riguardare soltanto gli altri. Anche le nostre convinzioni devono essere sempre disposte a confrontarsi nuovamente con la Parola di Dio. Chi utilizza la Scrittura soltanto per dimostrare la propria opinione ha smesso di permettere alla Scrittura stessa di correggerlo.

Ellen White collega quindi la verità all’umiltà. Una persona che cerca realmente la volontà di Dio non si avvicina alla Bibbia con l’atteggiamento: «So già ciò che deve esserci scritto», ma con la disponibilità a essere istruita e, se necessario, corretta. Proprio questa umiltà ci protegge dalla stessa autoillusione contro la quale desideriamo mettere in guardia gli altri.


Il pensiero per questo Sabato

Affrontare i falsi insegnanti appartiene ai compiti più difficili di una chiesa, perché esistono contemporaneamente due pericoli. Il primo consiste nel lasciare passare tutto in nome di una tolleranza mal compresa, lasciando così le persone senza protezione davanti all’inganno spirituale. Il secondo consiste nel difendere la verità in modo così aggressivo che il carattere di Cristo diventi a malapena riconoscibile.

Paolo non sceglie nessuna di queste due vie. Può parlare con grande chiarezza perché il Vangelo e le persone sono troppo importanti per lui per trattare l’errore con indifferenza. Allo stesso tempo, egli inizia espressamente il suo confronto facendo appello alla mansuetudine e alla dolcezza di Cristo. La verità e la somiglianza a Cristo non devono mai essere separate.

In questo si trova anche per noi un criterio importante. Non ogni nuova voce religiosa merita fiducia, ma nemmeno ogni opinione diversa rende automaticamente una persona un falso insegnante. Abbiamo bisogno di una chiesa che conosca la Bibbia, esamini attentamente, osservi i frutti spirituali e impari a discernere senza essere dominata dalla paura o dallo spirito polemico.

E Paolo compie un ulteriore passo. Dopo aver ampiamente messo in guardia contro i falsi insegnanti, rivolge lo specchio verso ogni singolo credente: «Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede.» In questo modo ci impedisce di applicare questa lezione esclusivamente agli altri.

Forse la migliore protezione contro l’inganno spirituale non consiste realmente nel raccogliere sempre più errori, ma nel conoscere Cristo sempre più profondamente. Chi comprende il suo Vangelo, ama la sua Parola, cerca la sua voce e accetta volentieri di essere corretto da lui possiede un orientamento interiore che non si perde davanti a ogni nuova corrente religiosa.

La fedeltà al Vangelo significa quindi più della capacità di riconoscere l’errore. Significa essere così profondamente radicati in Cristo da sostenere con chiarezza la verità, respingere l’orgoglio umano, esaminare l’inganno, sopportare la sofferenza per amore del Vangelo e, nello stesso tempo, porre sempre di nuovo il nostro cuore sotto la luce della sua Parola.

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