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📅 30 agosto 2026


📚 CREDI AI SUOI PROFETI

📖 Lettura biblica quotidiana: 🎵 Salmo 23


🐑 Il SIGNORE è il mio pastore

Guidati al sicuro, persino attraverso la valle oscura


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🌅 Introduzione

Il Salmo 23 è uno dei testi più conosciuti e amati della Bibbia. Davide descrive Dio attraverso la familiare immagine di un pastore che conosce le proprie pecore, le guida, provvede alle loro necessità, le protegge e non le abbandona mai. Il salmo non promette una vita priva di valli oscure, nemici o incertezze. La sua forza consiste proprio nel fatto che la presenza di Dio rimane anche in questi luoghi. Dai pascoli verdeggianti alla valle oscura, fino alla mensa imbandita, un’unica certezza attraversa l’intero salmo: il Signore è presente. Chi gli appartiene non è abbandonato a sé stesso.

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🔍 Commento

Davide comincia con una confessione molto personale: «Il SIGNORE è il mio pastore». Non afferma soltanto che Dio è un pastore o il Pastore d’Israele, ma lo chiama il «mio» pastore. Il grande Dio viene descritto come colui che si prende cura personalmente di ogni singolo essere umano.

Davide conosceva per esperienza personale la vita di un pastore. Sapeva che le pecore hanno bisogno di essere guidate. Non trovano automaticamente la strada migliore, spesso riconoscono troppo tardi i pericoli e hanno bisogno di protezione e nutrimento. Proprio per questo l’immagine descrive molto bene la relazione tra Dio e l’essere umano.

Da questa fiducia deriva la celebre affermazione: «Nulla mi mancherà». Ciò non significa che Davide non avrebbe mai avuto desideri insoddisfatti, sofferto dolori o subito perdite. La sua stessa vita dimostra il contrario. Significa piuttosto che, sotto la guida di Dio, alla fine non gli mancherà nulla di ciò di cui ha realmente bisogno per camminare con lui.

Il Pastore lo fa riposare in pascoli verdeggianti e lo conduce presso acque tranquille. Entrambe le immagini parlano di nutrimento, riposo e rinnovamento. Le pecore si sdraiano tranquillamente soltanto dove si sentono al sicuro. La presenza di Dio crea uno spazio nel quale l’anima può trovare riposo.

Poi leggiamo: «Egli mi ristora l’anima». Dio non provvede soltanto alle necessità esteriori, ma ristabilisce anche la vita interiore. Quando la paura esaurisce, il senso di colpa opprime o la sofferenza sottrae le forze, il Signore può donare nuovo vigore.

Il Pastore guida «per sentieri di giustizia, per amore del suo nome». La guida di Dio si fonda sul suo stesso carattere. Egli non guida arbitrariamente: le sue vie corrispondono alla sua fedeltà, alla sua giustizia e al suo amore.

Subito dopo, però, il paesaggio cambia: «Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte». Il cammino con il buon Pastore non attraversa esclusivamente prati verdeggianti. Vi sono anche valli nelle quali la luce è appena visibile.

È significativo che Davide non dica: se confido in Dio, non entrerò mai in una valle oscura. Egli afferma invece che, anche quando dovrà attraversarla, non avrà motivo di essere definitivamente sopraffatto dalla paura.

La ragione non è il coraggio di Davide, ma la vicinanza di Dio: «Perché tu sei con me». Proprio in questo punto cambia persino il linguaggio del salmo. In precedenza Davide parlava di Dio: «Egli mi fa riposare, egli mi conduce». Nella valle oscura si rivolge direttamente a Dio: «Tu sei con me». Nell’oscurità la relazione diventa ancora più personale.

La verga e il bastone del Pastore consolano Davide. Il bastone del pastore poteva guidare, ricondurre e proteggere. La consolazione di Dio non è quindi soltanto una sensazione piacevole, ma consiste nella sua presenza attiva, che guida e custodisce.

Successivamente l’immagine cambia. Dio non appare più soltanto come Pastore, ma anche come padrone di casa. Egli prepara una mensa per Davide in presenza dei suoi nemici. Gli avversari sono ancora presenti, ma non possono impedire a Dio di provvedere alle sue necessità.

Questa immagine è potente: Dio non aspetta sempre che tutti i nemici siano scomparsi prima di donarci la sua pace. Può imbandire una mensa proprio nel mezzo di una situazione difficile.

Davide afferma poi che il suo capo viene unto con olio e che il suo calice trabocca. L’olio era un segno di ospitalità, gioia e onore. Il calice traboccante descrive un’esperienza della bontà divina che va ben oltre la semplice sopravvivenza.

Davide rivolge quindi lo sguardo al futuro: «Certo, beni e bontà m’accompagneranno tutti i giorni della mia vita». Normalmente pensiamo ai pericoli o ai nemici che inseguono una persona. Davide applica ora questa potente immagine alla bontà e alla misericordia di Dio: esse rimangono costantemente sulle sue tracce.

Il salmo termina infine nella casa del Signore. Il cammino di Davide non conduce verso l’ignoto. La sua destinazione è la comunione permanente con Dio.

Da una prospettiva cristiana, il Salmo 23 acquista in Gesù Cristo un significato ancora più profondo. In Giovanni 10 Gesù definisce sé stesso il buon Pastore. Conosce le proprie pecore, le chiama per nome e dà la propria vita per loro.

L’affermazione «Il SIGNORE è il mio pastore» acquista così una concreta profondità cristologica. Gesù non ci accompagna da una distanza sicura. Il buon Pastore ha attraversato personalmente la sofferenza e la morte per salvare le proprie pecore.

Anche la valle oscura perde così il suo terrore definitivo. Cristo è risorto. Chi gli appartiene può sapere che persino la morte non si trova al di fuori del potere protettivo del Pastore.

Il Salmo 23 non è quindi un’immagine romantica di una vita priva di problemi. È una confessione di fede per persone che percorrono un cammino reale: con luoghi di riposo e valli, con nutrimento e pericoli, con nemici e speranza. Attraverso ogni situazione rimane la stessa certezza: il Pastore non abbandona le proprie pecore.

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📌 Riassunto

Il Salmo 23 descrive Dio come il Pastore personale che provvede, guida, rinnova e protegge. Il cammino con lui non attraversa soltanto pascoli verdeggianti, ma anche valli oscure. Proprio in quei luoghi, tuttavia, diventa visibile la verità decisiva: «Tu sei con me». Alla fine rimane la certezza che la bontà di Dio accompagna il credente e che il suo cammino conduce alla comunione permanente con il Signore.

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💡 Messaggio per noi oggi

Non possiamo decidere quali paesaggi attraverserà il cammino della nostra vita. Vi sono periodi di riposo e altri nei quali dobbiamo attraversare una valle oscura. Il Salmo 23 non ci promette l’assenza di queste valli, ma qualcosa di più grande: la presenza del Pastore. Gesù Cristo conosce il cammino di ogni persona che confida in lui. Egli guida, corregge, sostiene e rimane vicino anche quando ancora non riusciamo a vedere l’uscita. La nostra sicurezza non consiste quindi nel comprendere sempre il cammino, ma nel conoscere il Pastore.

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💭 Spunto di riflessione

Posso dire oggi consapevolmente: «Il SIGNORE è il mio pastore» e affidargli anche il tratto del mio cammino che in questo momento non riesco a comprendere?

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