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L’istruzione di Gesù in Atti degli Apostoli 1,8, in cui dice che dovremmo essere suoi testimoni a Gerusalemme, in Giudea, in Samaria e fino agli estremi confini della terra, costituisce una guida importante per la nostra missione e la nostra testimonianza nel mondo.
Innanzitutto, questo principio ci ricorda che la nostra missione dovrebbe iniziare localmente, nel nostro ambiente immediato. Gerusalemme può essere simbolo del nostro luogo di residenza, della nostra comunità, della nostra famiglia e del nostro luogo di lavoro. Dovremmo prima di tutto raggiungere le persone vicine a noi e testimoniare per Gesù, incarnando il suo amore e il suo messaggio nella nostra vita quotidiana.
In secondo luogo, l’istruzione di Gesù indica che la nostra missione non è limitata da confini geografici o culturali. Dobbiamo portare il messaggio dell’Evangelo in Giudea e in Samaria, il che può significare per noi raggiungere persone con diversi contesti culturali, linguistici o etnici. Ci incoraggia a lasciare la nostra zona di comfort e a rispondere alle esigenze e alle sfide di altri gruppi.
La sfida di scoprire quali gruppi di persone con esigenze particolari non sono stati raggiunti nella nostra comunità è un compito importante. Ciò ci consente di pregare in modo mirato e cercare modi per impegnarci nella missione per questi gruppi. La “sfida extra” va oltre e ci incoraggia a cercare attivamente modi per impegnarci nella missione per le persone con esigenze particolari.
Nel complesso, il principio di Gesù ci ricorda che la nostra missione dovrebbe essere ampia ed inclusiva. Dobbiamo essere pronti a superare la nostra comodità e preferenze per portare l’amore e l’Evangelo di Gesù Cristo a tutte le persone, indipendentemente dalla loro origine, dal loro contesto culturale o dalle loro esigenze. È un promemoria che siamo tutti chiamati a essere testimoni di Gesù, portando la sua luce nelle tenebre del mondo.

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